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STELLANTIS, ACQUE MINERALI, AUCHAN-CONAD: SERVE UNO STATO COMPETITIVO

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Per più di 7 ore, MELFI è stata la “casa del dialogo“, martedì 13 aprile 2021.

I numerosi rappresentanti delle organizzazioni sindacali confederali e di categoria, Confindustria Basilicata, 2 assessori regionali con alcuni consiglieri regionali e 4 parlamentari lucani, insieme a 70 Sindaci (in presenza e da remoto), il Presidente dell’ANCI regionale e con la partecipazione del Vescovo anche in rappresentanza della Conferenza Episcopale, sono l’espressione forte e simbolica dell’intera società di Basilicata.

L’unanime condivisione di un documento finale (per leggerlo clicca su–> delibera) è l’esito di un ricco dibattito (per leggere gli interventi clicca su –> stenotipato) che ha prodotto una generale convergenza che unisce tutti su due parole espressive di stati d’animo differenti: pericoli e opportunità.

I pericoli derivano dal processo di riorganizzazione dell’apparato produttivo insediato nell’area industriale di Melfi e dalle possibili conseguenze, per i riflessi sociali-occupazionali che può determinare.

Quando l’industria si riorganizza per competere sul mercato globale può accadere di tutto; la vicenda della piattaforma logistica ex Auchan ne è un esempio evidente che, purtroppo, fino ad oggi non ha trovato soluzioni per i 126 lavoratori, innanzitutto per la inattività di CONAD (che ha rilevato i punti vendita di AUCHAN).

Anche la vicenda dell’industria di imbottigliamento delle acque minerali lucana potrebbe produrre espulsioni dal lavoro se non si fa lo sforzo di riprendere il dialogo tra Regione, imprese e organizzazioni sindacali, troppo frettolosamente interrotto con la nuova legge regionale che ha incrementato il prelievo fiscale sull’estrazione.

L’industria dell’auto, invece, nel 2015, dopo gli investimenti di FCA nelle nuove linee e nei nuovi prodotti, ci sorprese favorevolmente per la nuova occupazione che quella riorganizzazione generò, a beneficio dell’intera Regione Basilicata (abbiamo esportato automobili e “importato occupazione).

Oggi, invece, alcuni segnali sembrano poter aprire scenari differenti, complice l’emergenza sanitaria che appesantisce le debolezze e spinge le imprese a cambiare strategie e assetti.

Non deve essere vissuto come risolutivo e tranquillizzante l’esito dell’incontro tra Azienda e rappresentanti sindacali tenuto a Torino il 15 aprile. E’ importante aver registrato la volontà dell’azienda di tenere intatta la capacità produttiva, ma non basta per tranquillizzare le Istituzioni, innanzitutto, che dalla dinamica dei processi industriali dovrebbe imparare e molto.

Non si tratta di criminalizzare qualcuno o di individuare un colpevole, ma di cercare strade per favorire un benefico processo di rigenerazione del tessuto industriale in grado di ampliare economia e occupazione, a prescindere dall’impresa globale (come lo è Stellantis) che deve cimentarsi con processi di cambiamento planetari, per sopravvivere e crescere, inconsapevolmente voluti da ognuno di noi (vogliamo l’auto di alta qualità al prezzo più basso possibile).

La fabbrica si muove in un campo molto ampio (il mercato mondiale) e molto competitivo. Le istituzioni, purtroppo, non riescono a stare al passo.

Che non ci sia da stare tranquilli lo si evince, implicitamente, anche dall’analisi pubblicata oggi su IL SOLE 24 ORE che, per mantenere l’attuale apparato produttivo senza tagli, ipotizza la necessità di raddoppiare l’attuale produzione a livello ITALIA

Quell’area industriale a Melfi fu creata 50 anni fa; la crescita dovuta all’insediamento FIAT degli anni ’90, ha comportato una crescita dimensionale, in termini di spazi e di ettari occupati. Ma per essere competitivi serve molto altro.

Oggi quell’area industriale va ripensata e ri-creata per far si che attragga nuova industria e che continui ad essere conveniente per l’industria già insediata.

Dobbiamo farlo adesso, con la volontà politica dell’Ente Regione, innanzitutto, che deve volerlo.

Insomma, non possiamo attendere come spettatori passivi le volontà e le decisioni dell’industria; dobbiamo agire prima, per tempo, pensando e preparandoci al peggio, dando per scontato che l’industria insegue produttività e profitti e che può alleggerire l’occupazione. Non possiamo “cadere dal pero” quando ciò accade.

Per stare al passo con il mercato globale in quell’area industriale servono molte cose, a partire da energia e gas a basso costo ed altri ingredienti (come i collegamenti ferroviari elettrificati con tariffe di trasporto più economiche) che possono consentire alle imprese di essere più competitive.

Per compensare il più basso costo del lavoro dell’industria asiatica servirebbe creare una vera fiscalità di vantaggio opportunamente legata al lavoro; non una generale riduzione delle imposte sui profitti, ma agevolazioni mirate per le imprese che hanno una rilevante incidenza del fattore lavoro nel costo industriale e che investono.

Insomma, serve uno Stato e una Pubblica Amministrazione competitiva, in grado di creare intorno alla fabbrica infrastrutture materiali e immateriali adeguate e di ridurre gli oneri indiretti e la fiscalità sul lavoro.

Saremo capaci di avere uno Stato competitivo?

Questa è la vera sfida che parte da Melfi, cioè dalla Basilicata; qui dobbiamo avere un impegno totale e prioritario della Regione sostenuta dal Governo Nazionale, perchè il rischio di declino dello stabilimento automobilistico lucano e dell’indotto ad esso legato significherebbe il declino di un settore strategico per l’Italia.

1 COMMENT

  1. È chiaro a tutti e da tempo che la competitività non va incernierata sul costo effimero della manodopera, dunque ben vengano altri interventi mirati e semplificati.
    Troppo spesso si parla e si indicano comparti strategici separatamente e unilateralmente, io vedo il tutto come un “mosaico” assemblato a regola d’arte e fantasia che duri nel tempo come quelli sottratti dalle ceneri di Pompei ed Ercolano.
    Da anni denunciò la staticità mentale rassicurante del lavoro in FIAT, come lo era un tempo quello “statale”.
    Nessun intervento, nessuna indicazione e strategia messa in campo.
    Dunque non si “cade dal però”, ma si è visto migliaia di fotogrammi della caduta di sto benedetto però.
    Parlavo già durante la prima legislatura del Sindaco Navazio di conformare su altri livelli i comparti del Turismo, Agricoltura e Servizi Terziari avanzati, alla mobilità.
    Cadeva tutto nel vuoto e dopo almeno un quindicennio ecco quanto da me predetto e denunciato. Ci vuole coraggio, capacità e il sole in fronte.
    Pasquale

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