Il lavoro, in qualunque forma, è quella relazione positiva che ci collega a una comunità; trasferisce il nostro contributo materiale ed emozionale, caratterizza la comunità in cui noi operiamo e di cui facciamo parte.
Il lavoro genera sentimento di appartenenza.
Buona occupazione significa buona comunità.
Ma oggi non è ancora così in Italia e soprattutto nel mezzogiorno d’Italia, oltre che in diverse aree del centro-nord dove industria e occupazione stanno regredendo.
Non è ancora così anche per chi un lavoro ce l’ha, quando si vede costretto a lavorare in condizioni che non possono dirsi di “buona occupazione”
Nonostante i tanti auspici, gli impegni e i proclami, non si riesce ad imboccare la strada giusta e anche l’attuale Governo Draghi stenta a seminare piante miracolose capaci di curare e ridimensionare, anche nel lungo periodo, la galoppante malattia sociale della diseguaglianza.
Cresce il sentimento di precarietà in tutte le Regioni italiane, ivi compresa la Basilicata di cui ci impegniamo a non parlare per evitare di sparare sulla croce rossa.
I Governi che si sono alternati negli ultimi 15 anni, tra riforme miracolose, controriforme e decreti emergenziali, diciamo la verità, annaspano.
L’unico effetto sicuramente raggiunto è stato quello di far crescere il sentimento di precarietà – con il suo apice nel Jobs act – denunciando la più totale inerzia anche nello stabilizzare il lavoro precario pubblico.
E’ necessario approfondire e fare un viaggio, calarsi nella realtà per provare a rendere la politica utile in uno dei suoi principali compiti.
Per iniziare sarebbe cosa buona e giusta quella di astenersi dal partecipare alla gara delle promesse da marinaio; sarebbe già un buon inizio.
Buon primo maggio
