Finalmente abbiamo le elezioni politiche alle spalle.
Adesso il Governo regionale del Generale BARDI non ha più scuse per prendere la decisione che deve prendere.
E’ una decisione che avrebbe già dovuto prendere dall’inizio perchè da oltre 2 anni gli elementi che avrebbero dovuto indurre la Regione a respingere la richiesta di autorizzazione della nuova Cava in località MONTE CRUGNAME a MELFI, c’erano tutti, messi nero su bianco, nei mesi di giugno e luglio 2020, con una quantità di documenti notificati dall’Amministrazione comunale di Melfi:
1. L’incendio avvenuto nel luglio 2015, registrato nel catasto incendi nell’anno 2018 dopo la ricognizione chiesta a tutti i comuni per l’aggiornamento del catasto incendi regionale;
2. La delibera di ampliamento del Parco del Vulture con la quale è stata inclusa anche l’area di Monte Crugname;
3. Gli elementi archeologici, paesaggistici e ambientali che fanno di quel territorio un’area da proteggere e valorizzare (Via Appia – Tratturo di S.Guglielmo – rete dei tratturi Romani e Medievali – flora – fauna etc…);
4. La funzione di “corridoio ecologico” di quell’area, come individuata dalla pianificazione nazionale e regionale, di recente confermata dal Governo Nazionale con il PITESAI (il Piano Nazionale delle Aree idonee e non idonee per l’estrazione di petrolio e gas) che individua MONTE CRUGNAME come area NON IDONEA.
Nel Consiglio Comunale tenuto il 9 giugno 2022, i consiglieri di centro sinistra hanno proposto un atto di indirizzo che il Consiglio ha votato all’unanimità, raccogliendo anche il consenso dell’intera Destra Melfitana e del Movimento Cinque Stelle.
Quell’atto di indirizzo (che pubblichiamo nuovamente qui, a margine), impegnava il Sindaco di Melfi e i suoi assessori a:
– attivare il procedimento per giungere alla dichiarazione di “notevole interesse pubblico” dell’area di Monte Crugname e dell’asse viario di antiche origini, ai sensi degli articoli 10 e 136 del codice dei beni culturali;
– ad assumere iniziative giudiziarie;
– notificare quella delibera alla Regione e alle autorità preposte.
Ad oggi, oltre ad aver conferito mandato allo stesso legale che aveva predisposto il ricorso al Capo dello Stato nel luglio 2020, non risulta sia stato fatto altro, rispetto a quanto previsto dall’atto di indirizzo approvato dal Consiglio Comunale.
Temiamo che il Comune di Melfi abbia addirittura omesso di notificare la delibera di indirizzo del Consiglio n.24 del 9 giugno 2022 alla Regione Basilicata e a tutti gli uffici coinvolti. Su questo, speriamo di essere felicemente smentiti e di poter ricevere e vedere la trasmissione via Pec di quell’atto, come richiesto dal Consiglio Comunale; sarebbe già un primo segnale politico positivo.
Ma l’aspetto più importante, invece, è l’avvio della procedura di riconoscimento del rilevante interesse pubblico.
Perchè il Comune non ha ancora inoltrato la richiesta alla Regione?
Forse si attende che la Regione, dopo aver ricevuto notifica da parte del Consigliere Valvano della denuncia inoltrata alla Procura della Repubblica di Potenza, decida se revocare o meno l’autorizzazione sulla base della riconsiderazione degli incendi registrati nel catasto incendi e quindi per palese violazione della legge n.353/2000 ?
Forse la scusa è l’attesa della conclusione dei lavori del “tavolo tecnico regionale” che da 4 mesi sta valutando se la registrazione degli incendi sul catasto incendi della Regione sia o meno causa di annullamento dell’autorizzazione?
Se questa lettura fosse confermata la delusione nei confronti della nostra Amministrazione Comunale, del Sindaco Maglione e dei suoi assessori, sarebbe davvero assai profonda.
Il 9 giugno 2022, con la delibera n.24, il Consiglio Comunale di Melfi ha deciso all’unanimità di proteggere quell’area.
Lo ha deciso all’unanimità e la circostanza per cui l’atto deliberativo è stato predisposto e proposto solamente dal centro-sinistra, durante la discussione del Consiglio Comunale, non legittima il governo cittadino e il suo capo a disattenderne i contenuti o a ritardarne colpevolmente la sua applicazione.
La protezione ambientale, archeologica e paesaggistica dell’area di Monte Crugname trascende e prescinde dal riconoscimento dell’illegittimità per violazione della legge n.353/2000 che la Regione è costretta a dover riconoscere.
Il Sindaco del Comune di Melfi devo dare attuazione a quella delibera e dimostrare di tenere sul serio alla tutela del territorio che i cittadini gli hanno affidato.
