Tirato dentro per la giacca, Giuseppe Conte tenta di difendersi negando di aver fatto, con il suo Governo nel 2018, un condono edilizio specifico per Ischia, con la complicità dell’allora partner Matteo Salvini, in cambio del condono fiscale desiderato dalla Lega. Conte lo afferma con determinazione, con un messaggio video diffuso sul web.
L’ex Premier non dice la verità e lo sanno bene i professionisti del diritto che senza quell’art.25 inserito nel decreto Genova, voluto fortemente dai cinque stelle di Conte, gli abusi edilizi a Ischia, in attesa di risposte, non si sarebbero mai potuti definire perchè le leggi previgenti non lo consentivano.
Un po’ patetico lo stoico “travaglio difensivo”, che scatta in automatico, oramai come “fatto quotidiano”, a protezione di Giuseppe Conte, per mano del noto giornalista, anche quando l’evidenza dei fatti suggerirebbe il silenzio, la pausa delle polemiche, un maggiore rispetto e senso dello Stato, di fronte a una tragedia segnata dalla perdita di vite umane.
Utilizzando la materia grigia mediamente contenuta all’interno della scatola cranica, è ragionevole pensare che la tragedia non sia stata causata dal condono di Conte; voglio dire che anche Conte farebbe meglio ad evitare di forzare la comunicazione oltre il confine delle “fake news”.
La tragedia è una ripetizione di quanto già accaduto in passato, con altri morti, anche prima del condono di Conte.
Da anni, per l’Isola erano stati stanziati fondi utili per la manutenzione del territorio per circa 4/5 milioni di euro, ma le pastoie burocratiche e le criticità tipiche, presenti in tutta Italia, hanno procrastinato una situazione vulnerabile. I fondi non sono stati spesi per l’incapacità di spenderli da parte delle Amministrazioni Comunali presenti sull’isola; sono presenti sull’isola di Ischia ben 6 Comuni, per circa 60 mila abitanti. Sei Sindaci, Giunte, Consigli Comunali, sei Uffici Tecnici, sei stazioni appaltanti.
Storie di ordinaria follia di un intero Paese segnato – da Nord a Sud – dal dissesto idrogeologico e dalla vulnerabilità sismica, che non riesce a programmare, a progettare e soprattutto a realizzare gli interventi di cui il territorio avrebbe estremo bisogno da decenni. Dall’adozione degli atti di pianificazione urbanistica e di regolamentazione dell’uso del suolo, alle opere di manutenzione, di protezione del territorio, i Comuni sono cronicamente in difficoltà.
Passano i governi, di tutti i colori possibili e immaginabili, con tutte le formule chimiche, anche quelle più creative (come quello che fu “Cinque Stelle-Lega” di Conte e Salvini), ma su questi temi il Paese non cambia verso.
Solo l’ultima tragedia del momento accende l’attenzione e spinge il premier di turno a pronunciare la frase di rito “il Governo farà la sua parte”. Ci mancherebbe altro, verrebbe da rispondere alla premier Giorgia Meloni.
Passeranno i mesi, si stanzieranno i fondi, la notizia scalerà dalle prime pagine dei giornali e tra qualche anno, con un nuovo Governo ritorneremo sull’argomento dinanzi a una nuova tragedia che non mancherà ad arrivare se non si cambierà radicalmente approccio.
Su questo si deve ragionare e non sul condono di Conte di cui nessuno se ne inf-ischia!
