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FUORI DAL VASO!

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L’ha fatta qualcuno, l’altro giorno, in Piazza Montecitorio.

Lo conferma il tentativo di “igienizzazione” del Ministro Nordio, condotto con apprezzabile sobrietà.

Sono davvero “eccessive” le esternazioni dell’On.le fratello Donzelli, tanto da far percepire una non tanto celata attrazione per il carcere di tipo  “vendicativo”, un concetto molto lontano dalla lezione di Cesare Beccaria di qualche secolo fa.

I toni elevati e le accuse al Partito Democratico di Donzelli evidenziano una cultura tipica dello “Stato di Polizia”, dove gli strumenti eccezionali e temporanei, del sistema di prevenzione antimafia, si trasformano in strumenti ordinari da estendere.

E’ chiaro che il suo concitato intervento aveva un obiettivo. 

Un obiettivo di chi e per ottenere cosa?

La domanda sarebbe superflua se dovessimo convincerci che l’esuberanza vista in aula, sia stata semplicemente l’effetto di un rigurgito da propaganda, tipico della destra autoritaria che gradisce esibire i muscoli per punire duramente i nemici dello Stato.

Ma la materia del 41-bis è venuta fuori prima, da altri protagonisti.

Il Pentito Baiardo, intervistato dal giornalista Giletti nello scorso novembre, comunicò un messaggio descrittivo di un ipotetico scambio tra l’allora annunciata cattura di Matteo Messina Denaro e la mitigazione del regime del carcere duro, disciplinato dall’ormai noto articolo 41-bis del codice penitenziario.

Un’altra domanda sorge spontanea:

se proponi allo Stato, “urbi et orbi”,  la cattura del ricercatissimo latitante in cambio dell’abolizione o la mitigazione dell’art.41 bis, cosa ti aspetti che faccia chi rappresenta lo Stato?

Dobbiamo davvero credere che il proponente si aspettava che lo Stato accettasse  pubblicamente la trattativa?

E’ evidente che la risposta si trova nella stessa domanda: vuol dire che si voleva produrre l’esatto contrario e, infatti, la maggioranza politica che governa il Paese ha reagito con durezza. 

E’ chiaro che il coup de theatre di Baiardo, nella sua simpatica profezia del lago, inscenata con la collaborazione (fino a prova contraria inconsapevole?) del giornalista Giletti, è un pezzo di qualcos’altro.

Cosa sarebbe questo “qualcos’altro”?

Lo capiremo dalle conseguenze.

Possiamo, innanzitutto, pensare che chi ha mandato Baiardo da Giletti voleva impedire l’allentamento del 41-bis e, quindi, voleva evitare l’alleggerimento del regime del carcere duro per gli attuali detenuti (chi?).

Altri sintomi li vediamo sulla riforma della giustizia.

Gli annunci del Ministro Nordio e la dichiarata volontà di promuovere una riforma della giustizia in direzione garantista, non sono piaciuti a molti, dentro e fuori il Parlamento.

Disciplinare le carriere dei magistrati, ridefinire l’uso delle intercettazioni, modificare i presupposti dei provvedimenti cautelari, introdurre elementi di garanzia per gli indagati, imputati e detenuti, anche all’interno del codice antimafia, può produrre delle reazioni contrarie.

Le reazioni si iniziano a intravedere.

L’avvelenamento del dibattito sul regime del 41-bis e sulle intercettazioni sono le prime avvisaglie.

E’ evidente che sul tema giustizia la maggioranza non è compatta. 

Il Ministro Nordio è avvisato.

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