La continuità amministrativa nei Comuni è un irrinunciabile criterio di orientamento per gli amministratori. Lo è ancora di più per le piccole città italiane e i loro amministratori che devono muoversi nei labirinti della burocrazia.
Questa dovrebbe essere la regola, a tutte le latitudini.
Ma purtroppo non è sempre così, anzi. Le cronache ci raccontano di progetti che nel corso del tempo vengono abbandonati, soprattutto quanto c’è un passaggio di mano, tra avversari politici che animano i campanili italiani. Quante volte accade che i nuovi amministratori, dopo le elezioni, iniziano modificando i programmi e i progetti avviati dai loro predecessori?
Succede che i nuovi eletti, eccitati dall’affermazione elettorale, iniziano con l’interrogarsi circa l’utilità dei progetti nelle mani dei funzionari, in corso di lavorazione. Fosse solo la “valutazione sull’utilità”, ma il punto nodale è la tentazione della discontinuità, cioè quell’idea, sollecitata dal diavoletto del “super-Io elettorale”, consistente nel dover fermare tutto quanto faccia ricordare i predecessori-avversari politici.
Sotto le mentite spoglie del cambiamento si agita lo spirito sfascista della cancellazione dei predecessori dalla memoria dei cittadini.
E’ la saga dei conflitti di Paese che va in onda, facendo pagare un conto salato a carico dei cittadini e della collettività, quando le redini delle amministrazioni passano nelle mani di improvvisati e apparenti promotori del bene comune.
E’ una vera e propria prigione culturale!
Ma non è quello che accaduto a Melfi, almeno per l’ex Carcere. Il recupero e l’utilizzo dell’ex Carcere rappresentava uno dei punti (azione n.3/h) del programma elettorale delle elezioni del 2011.
Un progetto che ha preso forma e concretezza nel corso del tempo, a partire dalla delibera della Giunta Municipale n.125 del 19/09/2014 con la quale il Comune di Melfi mise in campo una moderna forma di collaborazione con l’Università di Basilicata e, in particolare, con il DICEM del Prof. Ettore Vadini. Nel dicembre 2014 si diede vita al Workshop di architettura, cioè un laboratorio di sperimentazione progettuale di architettura, sul tessuto urbano del centro storico di Melfi che diventava oggetto di studio.
Parteciparono 8 Università di cui 2 straniere, ospiti per una settimana nel centro storico di Melfi; evento che si concluse con la speciale lectio magistralis dell’architetto spagnolo Guillermo Vazquez Consuegra, autore del Museo del mare di Genova.
Le idee progettuali elaborate si trasformarono in un prodotto editoriale di notevole valore, “Espandere l’arte” (Ed. Libria) e il progetto per il recupero di quello che fu il Convento di San Bartolomeo, facente parte degli elaborati del Workshop di architettura, veniva acquisito come azione prioritaria da sviluppare. Da elaborato accademico ad azione concreta dell’Amministrazione comunale.

Fu un esempio unico per la Basilicata che andrebbe replicato anche in altre materie e in altri ambiti della realtà locale, comunale e regionale.
Procedemmo compiendo il secondo e più complicato passo: acquisire la proprietà del prezioso bene.
Fu proprio la qualità del progetto (il M.I.A.) e i suoi obiettivi strategici per Melfi e la Basilicata a convincere gli Uffici del Ministero dei Beni Culturali e l’Agenzia del Demanio a cedere gratuitamente l’immobile, che in origine, cioè nel millecinquecento, fu il Monastero di San Bartolomeo, residenza delle Clarisse fino alla prima metà dell’800.
Con la delibera di Giunta n.36 del 04/03/2016 il progetto elaborato dal gruppo dell’Università di Basilicata diventava un progetto preliminare del Comune di Melfi. Il 5 maggio 2016 si stipulava, a Melfi, il fondamentale “accordo di valorizzazione” tra l’Amministrazione Comunale, l’Agenzia del Demanio e il Segretariato Regionale del Ministero dei Beni, delle attività Culturali e del Turismo.
Da quel momento in poi sono state attivate tutte le attività tecnico-amministrative necessarie per arrivare alla cantierizzazione delle opere. Prima l’autorizzazione e il finanziamento delle indagini archeologiche, poi le prime attività di manutenzione del tetto, a seguire la progettazione esecutiva con il contributo concesso dal Ministero dell’Interno con Decreto del 7 dicembre 2020, fino all’ottenimento del finanziamento di 3 milioni di euro, successivamente ampliato al fine di finanziarie l’incremento dei costi post-covid, dovuti all’aumento dei prezzi dell’edilizia in generale.
Un grande progetto per la città di Melfi, esito di una lunga, faticosa ma determinata attività, che oggi il Comune si appresta a concretizzare con la parte finale e sicuramente più attesa, cioè le opere edili.
Un buon esempio, da replicare.
Una decisione politica apprezzabile dei nuovi amministratori, per nulla scontata. Per lo scenario politico locale è certamente un’eccezione, che potrebbe diventare patrimonio comune per il futuro. Sempreché si riesca a tenere a bada la barbara “tentazione della discontinuità” e la sindrome del “chi taglierà il nastro”.