Sulle questioni più rilevanti, che incidono molto sul livello di benessere di una comunità locale, maggioranza e opposizione devono responsabilmente giocare la stessa partita. Lo si può fare anche con posizioni tattiche differenti, ma con un obiettivo comune.
I servizi sanitari (Ospedale e Distretto) sono una di quelle materie su cui bisogna aiutare i cittadini di un intero territorio a ragionare e ad agire insieme.
E’ una materia difficile da maneggiare, a mio modo di vedere penalizzata dalla regionalizzazione della gestione dei servizi, in mano a 20 governi politici differenti, che si alternano di continuo. Un marasma, quello della sanità nazionale (inopportunamente regionalizzata), dentro il quale la carenza di personale è un problema che possiamo definire “cronico”, che viene da lontano.
E’ un problema nazionale.
In Italia si chiudono o si accorpano reparti e interi presidi per la carenza di medici e infermieri.
Nessuno possiede la bacchetta magica, ma ci dobbiamo ripiegare e affrontare i problemi che di volta in volta si presentano.
A Melfi, la chiusura del servizio di O.B.I., verificatasi dal 3 al 4 aprile per sole 24 ore (per fortuna) e le modalità con cui è stato ripristinato, sono lo spunto per aggiornare l’agenda politica del governo cittadino che, ovviamente, non ha alcun potere di gestione sulle Aziende del servizio sanitario regionale, ma ha certamente un’influenza (minima o massima, comunque ce l’ha) sul governo politico del sistema.
Mai si era arrivati a una condizione di carenza di organico del reparto di medicina, ridotto a sole 3 unità (fino a qualche anno fa erano in 6, sempre troppo pochi), quando per garantire i turni, come Dio comanda, ce ne vorrebbero almeno 10.
Era successo ad altri reparti, come ortopedia, pediatria e al reparto di maternità; molti anni fa e facemmo una battaglia per il reparto maternità per rimetterlo in piedi e far risalire l’organico di medici, infermieri e ostetriche a livelli di qualità accettabili (reparto maternità che, per inciso, oggi è di nuovo alle soglie di una nuova possibile crisi). Tanto smettemmo di “tirare la giacchetta” dei decisori istituzionali fino a quando ottenemmo la ristrutturazione e modernizzazione del reparto, l’assunzione di nuovi medici e di un numero significativo di ostetriche.
Dal 2017 gli Ospedali della Provincia di Potenza sono stati unificati in un’unica Azienda Ospedaliera; abbiamo 5 presidi governati dall’AOR. Quella legge regionale fu molto discussa e contrastata.
Il Consiglio Regionale approvò quella legge per una ragione: evitare la chiusura di reparti o presidi che facevano registrare un deficit finanziario, in esecuzione della legge finanziaria 2016.
Una legge nazionale sbagliata, ma ancora oggi in vigore.
Una delle motivazioni risiedeva anche nella possibilità di spostare il personale medico e infermieristico da un presidio ad un altro, facenti parte della stessa Azienda, nelle situazioni di carenza di personale.
Bisogna dare concretezza e comandare il personale nei momenti di sofferenza, in attesa di reclutare, con i concorsi, nuovo personale.
Quel disegno strategico voluto con la legge di riordino del 2017 non ha funzionato o era sbagliato?
E’ probabile.
Ma allora lo si cambi!
Quella legge fu fatta in meno di un anno; il nuovo governo di centro-destra, che in precedenza criticò molto quella legge, avrebbe potuto cancellarla, con un solo articolo e un solo comma, in pochi giorni. Poche parole per ripristinare l’organizzazione precedente, con l’Ospedale di Melfi autonomo, o unito alla ASP oppure, come chiedevano alcuni, unito agli altri ospedali territoriali.
Perché in questi 4 anni il Governo Bardi non l’ha fatto?
Scrissi una lettera a Bardi il 5 giugno 2021 (senza mai avere risposta come le precedenti) e un articolo che vi invito a leggere cliccando qui:
Fino a quando ho svolto la funzione di Sindaco a Melfi, ho sempre richiamato l’attenzione sulle necessità del territorio, spendendomi per avvicinare il Governo Regionale alle sofferenze dell’organizzazione dei servizi sanitari.
Numeroso è l’elenco di lettere, comunicati stampa, messaggi video (di cui ho conservato copia) che ho indirizzato a tutti i governi regionali che si sono avvicendati, anche ai predecessori di Bardi.
Numerosi i Consigli Comunali “in seduta aperta”, con i quali abbiamo costretto assessori regionali e Presidenti di Giunta Regionale, insieme ai vertici delle Aziende Sanitarie, di venire a confrontarsi e a impegnarsi con le comunità del territorio.
Ho semplicemente fatto lo stesso lavoro di sensibilizzazione che ho visto fare a chi mi ha preceduto (Navazio, Pagliuca, Brescia etc…). Non c’è una responsabilità diretta, di chi guida oggi l’Amministrazione Comunale.
C’è una responsabilità politica e morale che insieme dobbiamo esercitare.
Ma la dobbiamo esercitare!
L’attesa è dannosa.
Se il problema non viene posto dalla comunità alla politica regionale, non sarà affrontato e quando si assume personale verrà smistato altrove.
Non dobbiamo tenere la testa sotto la sabbia, tanto meno dobbiamo preoccuparci di “non disturbare il manovratore”, altrimenti perderemo.
Nella logica perversa dei tempi moderni, con la politica generalmente assente nel delineare strategie di lungo periodo, interpretata secondo lo schema dell’azione emergenziale (la Regione come la caserma dei vigili del fuoco che interviene solo quando scoppia l’incendio), rimanere zitti-buoni-calmi, produce effetto contrario.
E’ solo questo che abbiamo chiesto da mesi e che continueremo a chiedere agli amministratori comunali.




