Nel 2026 avremo il 5° e ultimo programma della Giunta Maglione.
Il Documento di Programmazione (DUP), approvato dalla maggioranza nell’ultimo Consiglio Comunale del 30 dicembre, denuncia l’assenza di una direzione politica.
362 tasselli messi in una scatola (il DUP), alla rinfusa, che non si incastrano in un puzzle espressivo di un disegno complessivo. Non si capisce quale sarebbe la funzione voluta per la città.
La programmazione delle risorse non va nella direzione della cultura e del turismo, dello sport, dell’ambiente, del paesaggio, dell’agricoltura, delle attività produttive (artigiani, commercianti, professionisti, servizi etc…), dell’industria, del lavoro.
Melfi non è certamente una città per i giovani, per gli anziani e per le persone con disabilità.
Non viene neanche tentata un’azione di marketing, per trasmettere all’esterno l’idea di un contesto urbano dove converrebbe trasferire la residenza.
Infatti, si sprecano ben 21 pagine del DUP “per giustificare” le ragioni dello spopolamento e della caduta demografica della città di Melfi.
Si perché Melfi sta perdendo popolazione; abbiamo rotto verso il basso la soglia dei 17 mila abitanti (16.900 a dicembre) e siamo passati stabilmente al 4° posto, conteso con la città di Pisticci, nella classifica regionale per dimensione demografica, dopo Potenza, Matera e Policoro.
21 pagine di tabelle che spiegano come si sia ridotta la popolazione Italiana e soprattutto quella regionale, nonostante la Basilicata sia governata dal centro-destra oramai da 7 anni.
La destra Lucana nei comizi, con la partecipazione di Salvini, Berlusconi, Meloni ed altri, nel 2019, mentre sventolavano i dati sullo spopolamento, ci hanno promesso meraviglie. Purtroppo è accaduto il contrario e lo si legge bene nel documento di programmazione del Bilancio 2026-2028 del Sindaco Maglione.
Niente miracoli, ma al contrario, la popolazione lucana dal 2018 a oggi, nei 7 anni di Governo del centro-destra, è diminuita a ritmi maggiori rispetto al passato. 29 mila abitanti in meno, una media di quasi 5 mila abitanti all’anno.
Una debacle che nel bilancio della giunta Maglione suona come una resa.
Che si tratti di una resa lo confermano le tante contraddittorie misure programmate.
Ne cito solamente tre.
La prima: le rette mensili per l’asilo nido vengono quintuplicate. La tariffa minima, per ISEE da zero a 5.000 euro, passa da 50,00 euro del 2021 a 275 euro mensili dal 01/01/2026. E’ incredibile osservare che mentre il Comune aumenta i posti di asilo nido per le giovani famiglie contemporaneamente fa aumentare notevolmente il costo per le famiglie. L’effetto sarò lo scoraggiamento all’utilizzo del servizio.
La seconda riguarda la scuola primaria. Per la mensa scolastica, gli alunni della scuola materna e della scuola elementare non hanno più l’esenzione per ISEE fino a 5.000 euro. Per ISEE da 20 a 25 mila euro il costo giornaliero della mensa passa da 2 a 4 euro (raddoppia). Nella media una famiglia dovrà pagare il doppio per garantire il pasto alla mensa scolastica. Stessa sorte per il trasporto scolastico che perde l’esenzione fino a 10 mila euro di ISEE e raddoppia la tariffa per le fasce ISEE superiori.
La terza riguarda i servizi di assistenza per disabili e anziani, dove la Giunta Maglione usa il machete. Per la prima fascia ISEE (5 mila euro) il costo a carico della famiglia per ogni ora di assistenza passa dal 5% al 20%. Per ISEE di 25 mila euro la tariffa passa dal 20% al 60% e, alla fine, per la fascia ISEE oltre 40 mila euro si arriva al 100% a carico dell’utente.
Insomma dal 2026 il Comune di Melfi chiede più soldi alle famiglie per l’asilo nido, la mensa scolastica, il trasporto scolastico, l’assistenza domiciliare agli anziani e l’assistenza alle persone con disabilità.
Un’azione insensibile da parte dell’Amministrazione Comunale, con la complicità di TUTTI i CONSIGLIERI di maggioranza (nessuno escluso), mentre si perdono migliaia di posti di lavoro a causa della profonda crisi industriale nell’area di San Nicola di Melfi.
La contraddizione è tanto evidente quanto incomprensibile, tranne se……. Se da contraddizione la si interpretasse come una resa?
Io penso, invece, che non ci si debba arrendere. Non può essere questo l’approccio degli amministratori, anche di fronte a un problema complesso come quello della dinamica demografica e dello spopolamento.
Melfi in passato aveva fatto ogni sforzo, in parte riuscendoci, per far passare l’idea di essere città ambita per la residenza, perché le tasse sono le più basse della Basilicata, i servizi per l’infanzia e per l’età della scuola primaria costano poco e i servizi di assistenza ad anziani e disabili sono maggiori per quantità e inferiori per costi.
E’ uno sforzo che la città può e deve fare per svolgere il suo ruolo di madre che abbraccia le fragilità dei suoi figli. Sono ingredienti importanti per mantenere e far crescere la competitività del sistema urbano, per aggiungere argomenti utili a rispondere alla domanda: perché abitare a Melfi?
Il bilancio del Comune di Melfi lo consente, è solidissimo. Ogni anno c’è un avanzo mai inferiore a un milione di euro. E’ una ricchezza che va spesa innanzitutto nei servizi. Renderebbe conveniente per le giovani famiglie decidere di mantenere la residenza o di trasferirsi a Melfi, perché inciderebbe in misura significativa sul loro potere di acquisto.
E’ un punto di forza che dobbiamo recuperare.
L’alternativa è quella della resa, della città che alza bandiera bianca.
Ma non è questa la mia idea e non credo sia questa l’idea prevalente dei melfitani.








