Home Basilicata in Avanti! BASILICATA: AREA INDUSTRIALE DI MELFI, L’IDROGENO E LA RIDUZIONE DI PEPE

BASILICATA: AREA INDUSTRIALE DI MELFI, L’IDROGENO E LA RIDUZIONE DI PEPE

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Non so se il Senatore PEPE, Sindaco di Tolve, peso massimo della LEGA NORD in Basilicata, si sia mai occupato della festa del lavoro e dei lavoratori in generale, ma dobbiamo dargli atto che il suo sforzo, che a fatica si ricava nella sua replica pubblicata lo scorso primo maggio, sull’analisi delle competenze dei lavoratori della Val Basento denota un evidente interesse alla materia di per se degno di essere valutato e meglio interpretato.

Il senatore leganordista conferma che nelle aree industriali dismesse come quella della Val Basento sarebbe auspicabile l’insediamento di impianti per la produzione di idrogeno, come soluzione di sviluppo possibile per quell’area, motivata dalla presenza di persone che hanno maturato esperienza e competenze “….che si trovano li, perchè lavorando nella chimica e nel petrolio, sono abituate a lavorare con recipienti a pressione, tubazioni, compressori, tutta “roba” che si usa per l’idrogeno…” (sono le sue testuali parole). Dunque per PEPE il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) indica nelle “aree dismesse” il sito ideale per tale innovazione. (il link per leggere la sua nota: https://www.vulturenews.net/melfi-la-zona-industriale-a-differenza-di-quella-della-val-basento-non-e-per-niente-dismessa/ )

Chiarisco che non ho alcun dubbio sulle capacità, le competenze e, soprattutto, la dedizione al lavoro della gente che risiede nei centri abitati intorno alla Val Basento; gente genuina, dedita al lavoro, che ha sicuramente capacità e qualità ben più solide e innovative rispetto alla “riduzione di PEPE” (sintesi di “ricostruzione riduttiva di PEPE”).

Ne ho parlato con la Sindaca di Pisticci Viviana Verri, come tutti gli amministratori impegnata più a fare i conti con la dura realtà da amministrare che a cimentarsi in polemiche politiche e in astratte dichiarazioni valide per ogni occasione. Con Viviana (la Sindaca di Pisticci) abbiamo chiacchierato della situazione socio-economica e del suo giusto e corretto tentativo di sollecitare il supporto della Regione Basilicata per dare spazio e concretezza a nuovi insediamenti industriali in Val Basento. Supporto che da Via Verrastro (luogo frequentato dal Senatore PEPE) non arriva, nonostante le richieste di incontro delle organizzazioni sindacali e i solleciti dell’amministrazione civica di Pisticci indirizzati alla Regione, purtroppo andati a vuoto, che stanno producendo la rinuncia ad investimenti sul territorio di Pisticci-Ferrandina nel settore dell’aerospazio.

E’ di questo che dovrebbe preoccuparsi il Senatore PEPE, cioè delle ragioni che impediscono al Governo Regionale di dare risposte tempestive ai pochi imprenditori che si affacciano per valutare se insediarsi o meno sul nostro territorio regionale e compulsare di più il gruppo di comando (rappresentato nella foto) ad occuparsi dello sviluppo della nostra Regione; per questo sono stati votati dal popolo perchè sono stati individuati come capaci di risolvere i nodi strutturali che frenano lo sviluppo della Regione, non perchè erano più simpatici dei loro predecessori.

Esempi analoghi a Pisticci accadono nell’Area Industriale di Melfi dove nuove iniziative attendono il superamento della situazione di stallo, in termini di competenze, sulle procedure amministrative fino a qualche mese fa in capo al Consorzio Industriale che oggi non può dare risposte per effetto della legge approvata dal centro-destra in Regione.

Non vuole essere una polemica tra territori, tra campanili, tra il Vulture Melfese e la Val Basento, ci mancherebbe. Anche questa è una pessima “riduzione di PEPE” che tradisce lo sforzo di unire il territorio della Basilicata che continua ad essere costantemente impoverito dal calo demografico e dalla perdita delle giovani energie che non riescono ad essere ottimisti nonostante il cambiamento promesso da chi governa la Regione.

E’ proprio questo il punto che mi ha lasciato perplesso e, per dirla tutta, anche un po’ indignato, quando sento da un Senatore della Repubblica l’idea della Hydrogen Valley, come se fosse il coniglio dal cilindro tirato fuori per contrastare il declino industriale della Val Basento. Certo il Senatore aveva sentito parlare della Hydrogen Valley a Melfi (il 13/4) e ha subito pensato che potesse essere uno slogan efficace, a giudicare dal video che ha pubblicato il 26/4 sulla sua pagina FB, video che vi invito ad ammirare https://www.facebook.com/100022129382450/posts/947404629340508/

Per questo, non ho potuto fare a meno di impiegare dosi di ironia (forzandomi un po’ perchè non mi riesce bene), per non piangere, di fronte al leader massimo rappresentativo del verbo Lega-nordista in Basilicata, che collega il futuro della Val Basento all’idrogeno.

Mi sono chiesto: ma è uno scherzo?

A giudicare dalla risposta, che il Senatore mi ha dedicato il primo maggio, mi pare proprio di no; il Sindaco di Tolve insiste e lo fa pure piccato utilizzando la festa dei lavoratori, cioè di coloro che nulla di concreto possono aspettarsi da questa discussione sulla riduzione di PEPE.

La produzione di idrogeno è al momento molto costosa, incapace di stare da sola sul mercato senza sostegno pubblico. Ma rappresenta il futuro nella strategia energetica europea e italiana. La strategia, che si pone l’obiettivo di decarbonizzare l’Italia entro il 2050, è ben descritta nelle linee guida del Governo che è possibile studiare cliccando sul seguente link: https://www.mise.gov.it/images/stories/documenti/Strategia_Nazionale_Idrogeno_Linee_guida_preliminari_nov20.pdf

Il paragrafo IV, pagina 11 delle linee guida, indica chiaramente ciò che appare fin troppo logico come modello ideale per dare concretezza all’ insediamento di un impianto per la produzione di idrogeno verde e cioè la presenza in loco di:

1) insediamenti che fruiscono del prezioso gas verde, quindi di un apparato industriale insediato che acquisisce e consuma l’idrogeno verde prodotto che, diversamente, dovrebbe essere trasportato con grandi complicazioni tecnologiche (250 gradi sotto zero) e con costi elevatissimi;

2) la materia prima, cioè l’energia da fonti rinnovabili (eolico o fotovoltaico), condizione imprescindibile per ridurre il gap del costo di produzione dell’ìdrogeno e per produrre sul serio idrogeno verde.

Il caso dell’area industriale di Melfi è la condizione ideale disegnata dalla strategia nazionale sull’idrogeno, perchè ci sono entrambi gli ingredienti: la materia prima (numerosi impianti eolici e fotovoltaici) e, soprattutto, ci sono le imprese industriali potenziali utilizzatori dell’idrogeno da produrre.

Il piano nazionale di ripresa e resilienza (pubblicato sul sito web del Governo all’indirizzo https://www.governo.it/sites/governo.it/files/PNRR.pdf ) cui fa riferimento il Senatore indica nei “siti industriali dismessi” (cioè capannoni o impianti abbandonati privi di attività in funzione) la prioritaria allocazione della produzione dell’idrogeno, come indicazione simbolica di una strategia di recupero; giammai si fa riferimento alle “aree industriali dismesse o in declino”.

Eccola li, un’altra riduzione di PEPE; un gioco di parole sottile (siti dismessi non aree dismesse) e quanto mai dannoso per gli effetti che può produrre in termini di credibilità e di autorevolezza che per un rappresentante istituzionale di quel livello dobbiamo sempre tentare di salvaguardare.

Ma in questo caso ogni sforzo appare vano, purtroppo.

La produzione dell’idrogeno è argomento complesso e attiene alla strategia europea sulla transizione ecologica e la salvaguardia ambientale, materia su cui l’Italia e l’Europa puntano con determinazione. Favorire la produzione di idrogeno verde (oggi ancora molto costoso) in un’area industriale attiva significa preparare per tempo le nuove condizioni per la continuità di quel nucleo industriale, la sua attrattività per il fisiologico processo di rigenerazione e per evitare il declino. E’ doveroso da parte delle istituzioni anticipare i tempi per prevenire il declino, anzichè reagire a declino consumato.

E’ questa la differenza principale della impostazione tra ciò che abbiamo proposto a Melfi, durante l’assemblea aperta del 13 aprile e quanto invece buttato nell’etere, troppo frettolosamente, con l’intervista del primo maggio dal Senatore Pepe.

E’ opportuno chiarire che la produzione di idrogeno e l’Hydrogen Valley (inglesismo suggestivo per chi legge o ascolta) di per se NON PORTA SVILUPPO OCCUPAZIONALE, NON GENERA POSTI DI LAVORO, NON PUÒ’ PROPRIO ESSERE LA SOLUZIONE PER LO SVILUPPO E IL LAVORO NELLA VAL BASENTO.

Si tratta di impianti che estraggono l’idrogeno e l’ossigeno dall’acqua per mezzo di elettrolizzatori e che come le pale eoliche e i pannelli fotovoltaici non hanno bisogno di personale per garantire il loro processo produttivo, ma solo di sorveglianza e bassa manutenzione. Un impianto di rilevante dimensione può occupare al massimo 30/40 persone (tra diretti e indiretti), con elevate competenze che nulla hanno a che fare con quanto ricordato da Pepe (abituate a lavorare con recipienti a pressione, tubazioni, compressori..). Dispiace davvero dover rendere tali precisazioni, ma non è giusto fare un ragionamento che può creare illusioni ai cittadini della Val Basento, cittadini lucani che, invece, vanno coinvolti dentro un processo di sviluppo che guardi all’intera Regione.

La traduco in termini più chiari:

Non posso sapere ne giudicare se il Senatore ne avesse le intenzioni e quindi piena consapevolezza della materia che ha provato a maneggiare, ma ciò che posso dire con certezza è che per un cittadino della VAL BASENTO, che ha perso il lavoro o che comunque è in cerca di lavoro, la RIDUZIONE DI PEPE inevitabilmente si trasforma come una PRESA IN GIRO LAQUALUNQUE.

Basta chiedere a un potenziale imprenditore interessato a insediare un impianto per la produzione di idrogeno verde: dove lo insedierebbe, tra un’area dove in loco ci sono i clienti (cioè l’industria che ha bisogno di gas per il proprio processo produttivo) o in’ un’area dove non ci sono utilizzatori?

E’ chiaro che nella domanda c’è la risposta.

E’ come dire a un pizzaiolo se preferisce localizzare la sua pizzeria nel centro di Napoli o in un piccolo comune di 500 abitanti, in un territorio con bassa intensità demografica, con un’unica strada di collegamento straziata da frane durante il periodo invernale.

Il pizzaiolo dove insedierà la sua pizzeria?

Potrebbe non essere una lettura frettolosa quella del Senatore Pepe solo in un caso: visto che ha fatto riferimento al petrolio e al gas, forse il Senatore pensava all’idrogeno grigio o all’idrogeno blu, ricavato dal gas, che da grigio diventa blu perchè l’anidride carbonica estratta nel processo produttivo deve poi essere stoccata nei giacimenti esausti di petrolio o gas (con potenziali rischi sismici segnalati dal CNR). Ma allora è tutta un’altra storia!

Forse è questa la genialata pensata da Pepe per la Val Basento, idea che nulla ha a che vedere con l’idrogeno verde e, soprattutto, con l’occupazione delle maestranze del territorio di Ferrandina e Pisticci.

Non voglio crederlo, ma le sue parole mi interrogano e richiamano alla memoria il dossier divulgativo pubblicato da il corriere della sera che aiuta a capire di cosa stiamo parlando: https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/idrogeno-verde-contro-co2-recovery-plan-319-miliardi-opportunita-o-grande-ubriacatura/c8140d2c-ab24-11eb-a155-ccb2f12f7395-va.shtml?vclk=video3CHP%7Cidrogeno-verde-contro-co2-recovery-plan-319-miliardi-opportunita-o-grande-ubriacatura

Nella speranza di aver aiutato il nostro Senatore a chiarirsi meglio le idee e soprattutto ad esplorare uno dei tanti elementi che abbiamo condiviso con le parti sociali nell’assemblea di Melfi del 13 aprile scorso, gli rivolgo l’invito a sostenere politicamente le azioni che il Governo regionale e nazionale possono effettivamente mettere in campo per sostenere un più convinto processo di sviluppo per la nostra Regione e il Mezzogiorno d’Italia, prima che sia troppo tardi. Per farlo a nulla servono le interrogazioni parlamentari, buttate li come polvere negli occhi; l’ultima è quella del caso AUCHAN di cui parlano alcuni rappresentanti locali della Lega Nord. Il Senatore PEPE anzichè sprecare tempo e carta con l’interrogazione parlamentare potrebbe recarsi a Potenza in Via Verrastro dall’assessore Cupparo e, soprattutto, dal suo amico Ministro che guida il MISE, l’On.le Giancarlo GIORGETTI. Sarebbe davvero grave se fosse vera la notizia dell’interrogazione che PEPE avrebbe presentato o vorrebbe presentare sulla crisi ex Auchan. Segua un consiglio: per evitare di cadere nel ridicolo si metta in auto e raggiunga il Ministro Giorgetti, gli chieda di intervenire con ogni mezzo per far si che CONAD trovi una soluzione anche ai lavoratori della piattaforma logistica di Melfi (come ha fatto per gli altri lavoratori delle altre sedi) e, contemporaneamente, utilizzi gli incontri con l’Assessore Cupparo per fargli attivare la legge regionale sulla reindustrializzazione che qualche volta ha funzionato, come, per esempio, nel caso dell’azienda di acque minerali a Rionero.

Insomma Senatore PEPE: non ci servono le sue interrogazioni tanto meno le sue RIDUZIONI, ci aspettiamo di vedere i fatti dal Governo Nazionale e dal Governo Regionale e Lei è l’interlocutore migliore per farlo; con il suo intervento il Ministro Giorgetti potrà aprire una finestra sul caso Basilicata e non lo farà rispondendo a una interrogazione parlamentare (è ridicolo pensarlo), ma lo farà se la classe dirigente maggioritaria che governa la Regione (il centro-destra) saprà far valere il peso politico e la rappresentanza popolare che gli è stata conferita.

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