La città ha archiviato la Pentecoste 2025. E’ sempre un momento di condivisione, di raccoglimento e di unione: di identificazione.
A Melfi, credenti e non credenti ritrovano i tratti identitari di una comunità orgogliosa che, non solo ha lottato per sopravvivere, intende proiettarsi e svilupparsi nel futuro.
Faranno discutere ancora per un po’ i cambiamenti della sceneggiatura della rievocazione (come la cancellazione dell’assalto al castello o l’introduzione di altri elementi, alcuni di pregio). E’ fisiologico.
Sicuramente la comunità si interrogherà sul notevole incremento del costo di realizzazione di questa straordinaria celebrazione: dalla spesa media di circa 50 mila euro quest’anno si è giunti allo straordinario picco di 150 mila euro. Una spesa triplicata, sostenuta con l’affidamento diretto dei servizi alla meritoria PRO_LOCO Federico II.
Sono valutazioni e discussioni “ordinarie” che, però, non devono distrarre l’Amministrazione sull’avvicinarsi di un’importante ricorrenza: tra 3 anni (nel 2028) scatterà il 5° centenario di quello che fu un traumatico fatto storico del 1528, accompagnato da racconti e leggende come la fantastica storia di Ronca Battista Cerone. In occasione della prossima ricorrenza, che si affiancherà e anticiperà quella più rilevante degli 800 anni dalla promulgazione delle Costituzioni Melfitane (1231 – 2031), la città dovrà farsi trovare pronta, all’altezza del compito.
Non sarà affatto semplice.
Questi fondamentali tratti identitari, che ritroviamo nelle radici di una storia importante, rappresentano un potenziale tesoro che dobbiamo saper custodire e sfruttare, per far crescere l’economia della cultura e del turismo. Per farlo, però, se davvero ci crediamo, dobbiamo avere la capacità di coniugare la storia, le tradizioni culturali “alle pietre”, cioè al paesaggio e all’ambiente.
Tra le vicende umane, le tradizioni e i luoghi c’è un forte legame e, purtroppo, mi sembra un po’ assente, su questo fronte, l’azione dell’attuale Amministrazione Comunale.
Gli esempi sono numerosi e non mi rallegra ricordarli.
L’area di Monte Crugname, attraversata da tratturi storici segnalati dalla Soprintendenza Archeologica di Basilicata, attende il compimento di atti di protezione paesaggistica. Da 3 anni la Giunta Maglione tace di fronte agli elementi oggettivi che abbiamo messo sul tavolo, a partire dall’ampliamento della superficie del Parco del Vulture di cui nessuno parla. E’ un’omissione abbastanza grave.
Nessuno parla più della protezione paesaggistica che il Comune si era impegnato a portare a termine, coinvolgendo la Regione Basilicata. Dopo 3 anni a che punto è quella procedura?
Sulla protezione dell’ambiente siamo scivolati in una posizione diametralmente opposta rispetto al passato.
Il Comune ha lasciato passare l’ampliamento delle tipologie di rifiuti smaltibili dall’inceneritore di Melfi, nonostante i precedenti pareri contrari e nonostante l’originaria V.I.A. che vietava ciò che, invece, di recente è stato autorizzato: la possibilità di smaltire rifiuti tossici e nocivi.
Le conseguenze? Nessun vantaggio per la comunità di Melfi e di Lavello, nessuno strumento di monitoraggio indipendente.
E i superamenti dei livelli di diossina?
Il Sindaco Maglione smentisce il verificarsi di episodi recenti (negli ultimi 2 anni) di superamento ai camini dei livelli di diossina?
E se non lo smentisce come mai non c’è stato alcun intervento del Comune di Melfi?
10 anni fa la città e l’amministrazione comunale reagirono alle istanze di insediamento di 5 nuovi impianti per il trattamento dei rifiuti nell’Area industriale di Melfi. Oggi il Comune autorizza gli impianti per la produzione del bio-gas che, ovviamente, si alimenterà dal trattamento di materiale organico. Che cosa è cambiato? Quali garanzie? Quali vantaggi per la comunità?
L’abbandono del fondamentale progetto di risanamento idraulico della Melfia e la perdita del relativo finanziamento ministeriale, circa 2 milioni di euro, sono la conferma che l’ambiente e il paesaggio per Maglione non sono una priorità.
In sintesi, mi sembra che stiamo prendendo una direzione molto differente, priva di una strategia con obiettivi chiari. Una direzione priva di contenuti anche sul versante delle conseguenze occupazionali.
Si perché l’industria del turismo e della cultura farà fatica a convivere con un contesto dove ambiente e paesaggio non rappresentano più una priorità. Se davvero crediamo nei nostri elementi storico-culturali, se pensiamo che possano davvero rappresentare il vero “petrolio” di questo territorio, la cura dell’ambiente e del paesaggio devono tornare ad essere una priorità.





