Home Melfi Rendiconto: 10 anni di amministrazione MELFI: IL RENDICONTO DI 10 ANNI – capitolo 2 – L’INIZIO DEL...

MELFI: IL RENDICONTO DI 10 ANNI – capitolo 2 – L’INIZIO DEL PRIMO MANDATO: L’INVERNO RIGIDO

1280
12

Abbiamo raccolto il testimone negli ultimi giorni di maggio (30/5-01/06/2011) dal Commissario Prefettizio Fausto Gianni, insediatosi nel maggio 2010 a causa di un contesto politico completamente logorato. La maggioranza di centro destra si era consumata poco dopo le elezioni del 2006, in conseguenza di un confronto interno tra le due anime: il Consigliere Regionale Nicola Pagliuca e il Sindaco rieletto nel 2006 Ernesto Navazio.

L’apice del logoramento viene raggiunto con le elezioni politiche anticipate del 2008 che vedevano entrambi gli esponenti in competizione, per un posto sul listino bloccato al Senato della DESTRA; fu scontato l’esito a vantaggio di Nicola Pagliuca, candidato al Senato tra le file di Forza Italia (PDL), l’unico e incontrastato leader della destra Melfitana, attuale segretario provinciale di Forza Italia che ancora oggi, per le prossime elezioni comunali, è riuscito a far indossare la sua MAGLIETTA (o se vi piace di più il suo MAGLIONE) a tutti, compreso il suo indomito avversario Ernesto Navazio.

Tornando al punto di partenza, va ricordato che tanto fu forte lo strappo tra di loro che le ragioni della crisi, cioè l’ambizione alle elezioni politiche che attiravano anche l’interesse del rieletto Sindaco Navazio, nonostante il breve lasso di tempo trascorso rispetto alle elezioni comunali, sfociarono in un acceso dibattito in Consiglio Comunale integralmente verbalizzato in due sedute. Da quel momento, aprile 2008, fino a maggio 2010 l’amministrazione galleggiò su acque immobili.

A maggio 2010, l’ex Sindaco decadeva per la sua elezione a consigliere regionale senza essere stato in grado di trovare una sintesi all’interno della sua maggioranza sulla funzione del Vice-Sindaco; rottura mai ricomposta che resterà tale anche negli anni successivi, confermata nelle elezioni del 2011, con i due gruppi della DESTRA melfitana che si presentarono divisi.

Era un contesto politico litigioso quello del centro-destra melfitano, ulteriormente offuscato da una sensazione generale, percepita dall’esterno, come un’amministrazione chiusa, circondata da un nuvolo ristretto di tecnici-professionisti, da un numero limitato di imprese esecutrici di lavori e da un quasi monopolio degli affidamenti degli incarichi legali.

Passando dall’esame dell’infrastruttura politica a quella del sistema urbano è importante riportare alla nostra memoria le condizioni socio-economiche a metà 2011 che, nonostante l’ordine apparente, manifestavano sofferenze, dovute anche alle precedenti scelte di politica urbanistica consistenti nell’allargamento del tessuto urbano, a partire dai primi anni 2000.

Nel primo decennio del XXI secolo l’area edificata della città di Melfi era cresciuta del 40% circa, in assenza di una vera crescita demografica: dall’anno 2004 fino al 2011 la città non cresceva se non per il flusso migratorio rappresentato dai cittadini stranieri.

Melfi si presenta come la città avente l’indice di dispersione demografica più basso rispetto agli altri centri urbani regionali.

La crescita delle infrastrutture urbane, non accompagnata dalla crescita demografica, ha fatto aumentare notevolmente i costi dei servizi (pubblica illuminazione, manutenzione strade, trasporto urbano, pulizia strade, raccolta dei rifiuti etc..) ma non è stata accompagnata (ovviamente) da un aumento delle entrate fiscali e dei contributi statali (che al contrario sono progressivamente diminuiti tra il 2011 e il 2016 per circa 2,5 milioni di euro all’anno in meno).

Il centro storico aveva perso la funzione di luogo identitario di aggregazione sociale e culturale dei residenti che, nel forte allungamento dell’area urbana, per la notevole distanza oramai percepivano il centro cittadino solo come una delle alternative possibili rispetto ad altri luoghi di aggregazione e di fruizione di servizi di intrattenimento presenti in altre città.

La politica urbanistica ha infatti determinato una marcata crescita del tessuto urbano della città (in termini di superficie) e il conseguente consumo di suolo agricolo, con un’offerta di abitazioni notevolmente cresciuta. Oggi il centro abitato è composto da tre macro aree (centro storico, Valleverde, Bicocca-167); la nuova area di espansione ha di fatto destrutturato il centro abitato prima addensato sull’agglomerato storico.

Ai 2.405.733 mq, (di cui 544.254 mq per il centro storico, 363.060 per i cappuccini, 481.536 la Maddalena e 1.016.887 per la zona di valleverde) si aggiungono 930.080 mq. dell’area di espansione Bicocca-167; una crescita del 39% circa del tessuto urbano, con assorbimento di suoli agricoli, cui è corrisposto un incremento demografico del solo 8% circa in 15 anni. Conseguentemente, nel quinquennio 2001-2006, la notevole offerta di abitazioni di nuova realizzazione nell’area di espansione Bicocca-167 ha determinato una dinamica di depauperamento del centro-storico che ha ceduto 3/4 mila residenti, in poco tempo; importanti sono state le ricadute sul sistema commerciale-artigianale insediato nel centro storico, composto da micro- imprese che oltre alla depressione demografica hanno dovuto confrontarsi con la repentina comparsa di 2 centri commerciali insediatisi entrambi nella nuova area di espansione urbana. La nuova offerta abitativa ha, di fatto, incontrato una domanda per la gran parte “endogena”; la città non è riuscita ad attrarre i numerosissimi lavoratori provenienti dagli altri comuni che a tutt’oggi preferiscono mantenere la residenza nei comuni di provenienza.

Melfi: la città allungata

C’è un’evidente questione di competitività del centro abitato che non ha raggiunto livelli sufficienti, nel rapporto qualità/costo della vita tali da far scattare la decisione di trasferirsi nel centro abitato prossimo al luogo di lavoro. I 3,335 milioni di metri quadrati di tessuto urbano (escluso le frazioni) per 16 mila abitanti significa, per Melfi, una densità abitativa di 208 mq. per abitante escludendo le aree verdi; densità che varia dai 113 mq. Del centro storico ai 733 mq. per la zona di espansione del quartiere Bicocca.

Per fare una comparazione tra entità omogenee considerando le aree verdi incluse nel perimetro dell’ambito urbano gli spazi procapite disponibili passano da 208 a 432 mq. per abitante (dai 218 del centro storico fino all’eccezionale valore di 5.401 della 167-Bicocca). Prendendo lo stesso dato della città di Potenza e Matera (ambito urbano compreso il verde), i valori per abitante si attestano a 216 mq. per Potenza e 205 mq. per Matera.

La comparazione con i due centri urbani maggiori della Basilicata conferma che vi è a Melfi un tessuto urbano troppo sfilacciato e disperso in rapporto alla popolazione residente.

Le valutazioni statistiche di ISPRA (l’Istituto Nazionale per la Protezione dell’Ambiente) confermano che la nostra città è stata eccessivamente allungata tanto da determinare un esborso extra di spese connesse a tale sproporzione valutabili in circa 600 mila euro all’anno.

Il sistema urbano del 2011 sembrava non essere riuscito a cogliere al meglio il processo di sviluppo industriale: dal 1994 (anno di avvio dell’attività industriale della FIAT) alla fine dell’anno 2010 solo l’8% circa dei lavoratori occupati a San Nicola di Melfi risiedevano a Melfi, dove le attese legittime legate all’imponente insediamento industriale nell’area di San Nicola di Melfi (FIAT e indotto), devono fare i conti con “la bassa temperatura” dei dati demografici che ci consegnano un quadro complessivo di “mancato sviluppo”; la città negli anni ‘90 non riuscì a raccogliere tutti i frutti potenziali, in termini di crescita demografica, sociale ed economica, in rapporto alla notevole dimensione del tessuto industriale che con lo stabilimento ex FIAT (FCA dal 2014 e oggi, da pochi mesi STELLANTIS a seguito della fusione tra FCA e la francese PSA) ha avuto una crescita dimensionale molto forte.

I dati registrati dall’osservatorio del mercato del lavoro della Provincia di Potenza chiariscono meglio la composizione del mondo del lavoro. Risiedevano nella città di Melfi (anno 2011) meno del 9% circa dei lavoratori occupati nel comparto dell’industria dell’auto (FIAT e indotto); nel complesso, in valori assoluti, alla data del 31/12/2012 a Melfi su 3.447 occupati in tutti i settori, lavorano nell’industria solamente 926 cittadini, comprendendo l’intero comparto industriale (compreso ciò che restava dell’edilizia), pari al 26% circa, alla stregua della media di territorio pari al 25%; non è un buon risultato considerando che mentre Melfi è sede degli insediamenti industriali altri comuni, come Rapolla, raggiungono il 31/35% dell’occupazione nel comparto industria. A distanza di quasi 20 anni dall’insediamento FIAT, gli attori dell’economia locale stentano a relazionarsi con la nuova realtà industriale; ancora troppo poco numerose sono le iniziative economiche messe in campo dall’imprenditoria locale per cogliere le opportunità possibili. Le conseguenze e le problematicità sia sotto il profilo ambientale che sociale sono diverse. Le numerose famiglie che in giovane età (in fase di start-up l’età media dei dipendenti Fiat non superava i 25 anni) sono entrate nel “nuovo mondo del lavoro”, contando su prospettive luminose, si trovano oggi a dover fare i conti con una complessa realtà industriale soggetta all’andamento ciclico dell’economia globale, in fase di profonda ristrutturazione. Quelle famiglie, oggi in età media superiore ai 50 anni, devono affrontare problematiche economiche e sociali diverse, dovute alla riduzione del reddito (cassa integrazione, mobilità etc..) e alla difficoltà di poter trovare sul territorio occasioni di lavoro alternative.

E’ evidente che la prospettiva della occupazione nel comparto metalmeccanico ha ridimensionato l’attenzione e gli investimenti in altri comparti tradizionali, legati alle risorse presenti sul territorio ancora oggi non sfruttate adeguatamente. Turismo, cultura, agricoltura moderna, artigianato artistico, intrattenimento e servizi alla persona sono i settori su cui vi sono evidenti potenzialità.

Il sistema endogeno delle piccole e medie imprese soffre delle difficoltà generali e locali determinate dalla disarticolazione del mercato, dalla progressiva scomparsa di confini e di barriere e dalle restrizioni finanziarie che hanno comportato il raffreddamento del sistema bancario rispetto all’economia reale. A Melfi, per esempio, dove la raccolta del sistema bancario si stima essere, complessivamente, intorno ai 274 milioni di euro (circa 15 mila e 500 euro procapite e 40 mila euro per nucleo familiare), con una dinamica di sostanziale tenuta, gli impieghi per i finanziamenti alle imprese, invece, sono in calo a causa del generale crollo del mercato immobiliare e dell’industria delle costruzioni. Anche la qualità del credito tende a deteriorarsi considerato che si registra un marcato aumento delle operazioni di finanziamento per ristrutturazione del debito. La città, insieme agli altri comuni del territorio, presenta i segni della sofferenza conseguente al traumatico sviluppo industriale e ai travagli tipici delle fasi di decrescita e ristrutturazione che solo parzialmente e, soprattutto, solo temporaneamente sono state lenite dal forte incremento occupazionale del sistema industriale dell’automobile verificatosi nell’anno 2015.

E’ la conseguenza di una percezione della città come luogo mediamente più gradevole rispetto agli altri Comuni lucani (come confermato da una recente indagine dell’APT) ma poco competitiva, dove la casa costa troppo, idea velocemente consolidata nei primi mesi dall’insediamento FIAT, all’inizio degli anni ‘90.

Una percezione che evidentemente non era sufficientemente controbilanciata dalla presenza di servizi di rilievo:

è necessario ricordare che all’inizio del 2011

vi era la carenza di posti nell’asilo nido (solo 24),

la piscina comunale era chiusa da 3 anni (2008),

non c’erano adeguati servizi culturali e di intrattenimento, come il teatro e il cinema;

– il bellissimo impianto per il gioco del calcio, lo stadio Arturo Valerio, veniva utilizzato esclusivamente dalla squadra che militava nel campionato dei professionisti, condizione che di fatto escludeva i giovani sportivi melfitani.

Alla debolezza competitiva sotto il profilo urbanistico si associava la questione ambientale segnata da una difficile vicenda dell’inceneritore insediato nell’area industriale di Melfi di proprietà della società Fenice, oggi Rendina Ambiente Srl, facente parte del gruppo della multinazionale francese E.D.F. L’inceneritore svolge la funzione di “terminale” di un sistema di gestione del ciclo dei rifiuti tecnologicamente superato da molto tempo e che già in quegli anni aveva evidenziato oggettive anomalie (contaminazione del terreno e della falda acquifera sottostante l’impianto), anomalie emerse nell’ambito di una inchiesta che vedeva coinvolti la società con i funzionari dell’Agenzia regionale per l’Ambiente (ARPAB).

A Melfi i sintomi di una evidente anomalia del ciclo dei rifiuti apparivano attraverso l’esame dei dati della raccolta differenziata. Nei precedenti dieci anni (2001/2010) la raccolta dei rifiuti per il 40% delle utenze (centro storico) avveniva con il sistema porta a porta; nonostante questo la differenziata oscillava tra il 4% e il 9%. Una evidente anomalia quella di “NON” differenziare la raccolta dei rifiuti e che, non a caso, aveva come soluzione quella dell’incenerimento dove i rifiuti venivano conferiti “tal quale”. Accanto alla vicenda inceneritore c’erano due progetti per la realizzazione di due discariche per rifiuti speciali già programmate, i cui procedimenti di autorizzazione erano in fase avanzata.

Completa il quadro di partenza la situazione finanziaria dell’ente locale, segnata in quella fase dalla tempesta che si abbatteva sulla finanza pubblica italiana il cui stato di crisi esplodeva con le dimissioni anticipate del Governo Berlusconi (novembre 2011) che, nei mesi precedenti, aveva varato una fortissima stretta finanziaria a carico degli Enti locali prodotto con la manovra del Ministro Tremonti che irrigidiva il PATTO DI STABILITA’ INTERNO. Una vera e propria guerra dello Stato agli Enti locali (Regioni, Province e Comuni), con la forte riduzione dei contributi e il blocco delle risorse finanziarie per gli investimenti in opere pubbliche e il taglio dei servizi della pubblica amministrazione.

Fu proprio il governo Berlusconi, nell’agosto 2011, ad approvare l’indirizzo della “spending review” con l’esplicita previsione del dimagrimento di tutti gli uffici pubblici, a partire dai Tribunali, indirizzo concretizzatosi nei mesi successivi dal Governo Monti e che, purtroppo, ha portato alla soppressione della sede del Tribunale di Melfi (luglio 2012).

All’inizo del mandato partiamo con una situazione finanziaria segnata da debiti finanziari di circa 13 milioni di euro, di cui 11 milioni di prestiti bancari e obbligazionari e 2 milioni di contributi che il Comune aveva impegnato e speso negli anni precedenti e che però andavano restituiti e che successivamente abbiamo restituito. La situazione era ulteriormente appesantita da una vera e propria “sottrazione” di denaro causata dalla “chiacchierata” società (Tributi Italia) cui la precedente Amministrazione Comunale aveva affidato il servizio di riscossione; circa 1.256.000 euro di tasse comunali che i cittadini avevano versato sul conto corrente intestato, anzichè al Comune, alla società privata che svolgeva il servizio di riscossione e accertamento per conto dell’amministrazione comunale.

Sulla materia del controllo e dell’accertamento dei tributi vi era una evidente debolezza organizzativa e di sistema che ha indebolito molto il bilancio comunale, apparentemente sostenuto dalla presenza di “residui attivi successivamente cancellati” perché rivelatisi inesigibili.

E’ ragionevole affermare che fino a quel momento (anno 2010) e negli anni precedenti il Comune di Melfi non aveva manifestato particolare capacità operativa e quindi un vero interesse derivante da un preciso indirizzo politico sulla materia del contrasto all’evasione.

Questo il quadro finanziario generale che si presentava all’inizio del primo mandato, dopo i precedenti 15 anni di disponibilità di risorse per il Comune di Melfi, grazie alla presenza dell’insediamento industriale più importante del mezzogiorno d’Italia.

Nei primi cinque anni (dal 2011 al 2016) sul bilancio corrente di circa 14 milioni di euro, lo Stato tagliava risorse per 2,5 milioni di euro all’anno e la presenza di un’Azienda Speciale per la gestione dell’insediamento abitativo di edilizia popolare (unico caso in Italia), con un costo amministrativo di circa 350 mila euro all’anno, rendeva ulteriormente preoccupante il quadro finanziario complessivo dell’ente.

Le restrizioni finanziarie si accompagnavano alle fortissime restrizioni in materia di assunzioni introdotte nel 2010 e rimaste in vigore fino all’anno 2019. Ancora oggi il Comune di Melfi ha in organico solamente 47 dipendenti, in rapporto al numero di abitanti l’organico corrisponde a meno della metà della media dei dipendenti dei Comuni italiani. Basta confrontare il dato nazionale e regionale, rappresentato dall’indice dato dal rapporto dipendenti/popolazione: Melfi 2,5, media italiana 6,89 (di cui comuni da 10 a 20 mila abitanti 5,65) media Basilicata 6,97 (fonte IFEL ANCI – il personale dei comuni italiani).

In sintesi: sono mancate numericamente le risorse umane per fronteggiare i tanti bisogni della collettività, che si traduce in una cronica lentezza di tutte le procedure amministrative che sovrintendono i servizi erogati dal Comune, trasformata in disagio riversato sui cittadini che si interfacciano con l’amministrazione.

Con la delibera n.50 del 6 settembre 2016 il Consiglio Comunale ha approvato all’unanimità (con il voto favorevole delle opposizioni) un Ordine del Giorno di presa d’atto dei blocchi stabiliti dal Governo nazionale e di sollecitazione a rimuoverli, attraverso la Regione e l’ANCI

I capitoli precedenti:

CAPITOLO 1: http://liviovalvano.blog/2021/08/08/melfi-il-rendiconto-di-10-anni-capitolo-1/

Previous articleMELFI: IL RENDICONTO DI 10 ANNI – capitolo 1
Next articleMELFI: IL RENDICONTO DI 10 ANNI – capitolo 03: VERSO LA BELLA STAGIONE

12 COMMENTS

Rispondi