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BASILICATA: IL DG ASP L.BOCHICCHIO TERMINA IL MANDATO ALLA SCADENZA NATURALE: E’ IL PARADOSSALE SIMBOLO DEL FALLIMENTO DEL CENTRO-DESTRA LUCANO

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Nessuno ci avrebbe scommesso un soldo bucato: il Dott. Lorenzo Bochicchio ha concluso il mandato da direttore generale della ASP per scadenza naturale.

Sembra una “non notizia” e invece dovrebbe rimbalzare come uno scoop sulle prime pagine dei quotidiani nazionali, se si tiene conto della storia narrata dalla stampa regionale lo scorso anno che vedeva il Governo Regionale “impegnatissimo” a ricercare la defenestrazione anticipata del manager, uno dei “pochi lucani” che hanno servito la Regione Basilicata in questi due anni e mezzo di governo regionale di Centro-destra.

La curiosa vicenda che ha segnato la fase finale del mandato del direttore generale ASP chiarisce definitivamente quale peso abbiano i valori di merito e di fedeltà del Governo Regionale Lucano.

A Lorenzo Bochicchio vanno indirizzati, innanzitutto, i sentimenti di gratitudine della comunità regionale e sicuramente dei socialisti lucani per aver svolto con professionalità e massima disponibilità un ruolo per sua natura complesso nel momento più difficile della storia Repubblicana, segnata dalla pandemia COVID-19.

La bontà del lavoro è confermata dal coro positivo dei Sindaci lucani che hanno avuto modo di collaborare sul fronte con la ASP guidata da Bochicchio con il suo staff di dirigenti e collaboratori.

Se fosse vera la ricercata defenestrazione anticipata del DG, la conclusione naturale del suo mandato materializza il fallimento politico del Governo Regionale sotto diversi punti di vista.

Sarebbe una sconfitta senza appello innanzitutto per la povertà valoriale, per la evidente preferenza del profilo della fedeltà (del tutto estraneo all’ex DG), in netta contrapposizione al merito; è l’approccio peggiore e più rovinoso per il nostro debole sistema-Regione.

Ma anche una sconfitta clamorosa per l’impegno profuso dal Governo Regionale nel tentare di licenziare prima del tempo un ottimo manager, attivando una speciale procedura di valutazione finalizzata ad evidenziare criticità nella gestione, procedura che ha visto risorse umane impiegate e che alla fine non ha prodotto nulla.

Un caso che fa pandant con lo spettacolo di queste settimane con l’intero governo regionale impegnato a cincischiare intorno all’ipotesi di redistribuzione delle poltrone tra Giunta Regionale ed enti di sotto-governo; tutto subordinato alla elezione del Presidente della Repubblica che evidentemente darà al centro-destra lucano maggiori dettagli sulle aspettative dei tanti che desiderano trasferirsi da Potenza a Roma. Si perchè in molti vogliono scappare, considerato che tenere il timone della nostra Regione è comunque un lavoro molto faticoso.

Il caso di Acquedotto Lucano è clamoroso; va ricordato che lo scorso anno il Governo Regionale ha preteso l’aumento del costo dell’acqua potabile del 15% a carico delle famiglie, senza che ve ne fosse bisogno, consentendo ad Acquedotto Lucano, ben gestito dal duo Gian Domenico Marchese – Gerardo Marotta, di registrare un utile netto nel bilancio 2020 di oltre 4 milioni di euro. Clicca qui di seguito per l’approfondimento pubblicato lo scorso anno: (http://liviovalvano.blog/2021/07/09/acquedotto-lucano-capitolo-1-bilancio-2020-con-un-avanzo-di-gestione-esagerato-adesso-e-chiaro-che-si-poteva-evitare-la-tassa-sullacqua/ )

Dopo meno di un anno, su Acquedotto Lucano il centro-destra duella per la poltrona del direttore, anziché discutere su come mantenere la promessa fatta lo scorso anno di ridurre la tariffa con la soluzione del contenzioso con Acquedotto Pugliese; promessa non mantenuta che si è dimostrata un semplice trucco dialettico utilizzato per ottenere il consenso dei Sindaci.

Questa e la cifra della destra lucana che, nel caso di Acquedotto Lucano, sul voluto maggiore flusso di denaro a carico dei cittadini, attinto tramite le bollette dell’acqua, lotta per l’affermazione delle confliggenti correnti del centro-destra.

Era questo il cambiamento chiesto dai Lucani?

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