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GIUSTIZIA: SCONTRO DI POTERE

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Uno scontro di potere: è questa la sensazione che promana dal confronto acceso sulla riforma della Giustizia su cui si lavora in Parlamento in questi giorni.

L’Associazione Nazionale Magistrati, in tutte le sue correnti, unita come non accadeva da 20 anni. Solo Berlusconi e prima di lui il Governo che tentò di affrontare la crisi di sistema prodotta dall’inchiesta “Mani Pulite” riuscirono a provocare la discesa in campo dei magistrati uniti per contrastare il varo di provvedimenti da parte del Parlamento.

Eppure oggi la mini-riforma della giustizia è stata promossa ed amministrata dal Ministro Marta Cartabia, docente universitaria di diritto costituzionale, già Presidente della Corte Costituzionale; un profilo di indiscutibile valore e indipendenza, resistente a qualunque teoria complottista.

Eppure leggiamo di posizioni molto dure espresse dai rappresentanti della Magistratura. Si parla di riforma “vendicativa-punitiva” ai danni dei magistrati italiani. Frasi mai riservate ai tentativi di riforma del più coriaceo e sospettato di conflitto di interessi (Berlusconi) e che oggi vengono indirizzate alla “piccola riforma” della insospettabile giurista CARTABIA.

E’ il sintomo e la conferma che c’è qualcosa che non va che riguarda la stessa Magistratura e non solo la politica. Questa è la prima considerazione, sicuramente di superficie, che ci sovviene nel leggere le interviste ai rappresentanti della Magistratura.

Parole pesanti sulla riforma Cartabia espresse dai Magistrati che confermano l’esistenza di un disequilibrio irrisolto, di un contrasto perenne divenuto cronico quello del rapporto tra poteri dello Stato.

La Magistratura che vuole intervenire nel processo di formazione delle leggi che disciplinano il suo funzionamento non è proprio normale e ripropone interrogativi irrisolti nel nostro Paese.

La materia è di importanza vitale e purtroppo sconta una difficoltà di interpretazione di un’opinione pubblica oggi sempre più disorientata e ancora influenzata da delusione e diffidenza verso la politica.

La Magistratura come “spada del Re” in Italia appare come Excalibur in cerca del legittimo sovrano cui affidare il controllo della sua forza. Ma non si intravede all’orizzonte un sovrano considerato legittimo dalla stessa indipendente e magica energia di questa spada che, nell’attesa, finisce inevitabilmente per fare ciò che non dovrebbe (e dobbiamo credere che non vorrebbe fare) e cioè influenzare gli altri poteri dello Stato.

Nel frattempo siamo nel caos e ne subiamo quotidianamente le conseguenze e le sofferenze che anche il sistema giudiziario involontariamente infligge a tanti cittadini.

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