E’ stata una felice idea quella della passeggiata sulla Via Appia antica che si è svolta domenica 22/05/2022, organizzata dal circolo “Laudato Si” di Melfi, insieme a tante associazioni, il comitato di cittadini, seguita dal Vescovo della Diocesi di Melfi e accompagnata anche dai rappresentanti istituzionali del Comune di Melfi (maggioranza e opposizione).
Una prova di unità, probabilmente favorita dal supporto morale della Diocesi, fondamentale presupposto per affrontare una battaglia di civiltà che la comunità del vulture deve affrontare, per costruire il futuro di questa parte fondamentale della Regione Basilicata.
La vicenda del progetto CAVA MONTECRUGNAME è emblematica e rappresentativa di un contesto ambientale dove le relazioni umane e il significato di comunità cedono il passo agli interessi del più forte. Una società sempre più molecolare, quindi sempre più debole di fronte alle concentrazioni di potenza decisionale degli agglomerati economici facenti capo a singole famiglie e gruppi imprenditoriali.
Si ha la conferma che la notoria “Basilicata dai rapporti corti” non sia affatto cambiata, anzi, peggiori progressivamente e che l’atteso e desiderato cambiamento del 2019, associato al volto del Generale Vito Bardi alla guida del governo regionale, alla prova dei fatti, si sia rivelato nulla più che una promessa da marinaio (quella che durante una tempesta, in preda al panico, i marinai rivolgono al buon Dio in cambio della salvezza e che puntualmente poi non mantengono); questo non per volontà del Presidente BARDI, che certamente ha la sua quota di responsabilità, ma soprattutto per una classe dirigente dei partiti di centro-destra che si sta dimostrando inadatta a lavorare per un serio progetto di sviluppo regionale.
Ma oggi la presenza dei cittadini su quell’area, dalla Chiesa dell’Incoronata fino al fiume Ofanto e al suo principale attraversamento dal territorio di Melfi verso la Campania, il Ponte Pietra Dell’Oglio costruito dai romani, ha segnato un importante goal nella partita della tutela ambientale: la consapevolezza del patrimonio che possediamo e che troppo spesso viene trascurato dalla distrazione dei frenetici ritmi quotidiani.
Tutti coloro che hanno a cuore il Vulture e l’intera Regione devono allargare il coinvolgimento, devono parlare con i propri parenti, gli amici e alle comunità del Vulture, a partire dagli amministratori, dai Sindaci del Vulture: la CAVA in località MONTE CRUGNAME di Melfi è uno schiaffo in faccia ai cittadini lucani, un non senso sul piano dello sviluppo economico e occupazionale che non aumenterebbe, anzi, peggiorerebbe, per l’estrazione di un minerale “non strategico” per il Paese. Questo al prezzo del danneggiamento irreversibile di un pezzo di Vulture su cui la stessa Regione dice di voler puntare ma che a questo punto dobbiamo ritenere essere un’altra promessa da marinaio.
Dobbiamo evitare di “s-CAVARE LA FOSSA DEL NOSTRO FUTURO”
Proprio dai Sindaci bisognerebbe partire con la condivisione di un documento comune rivolto alla Regione affinchè ci ripensi e revochi la delibera di Giunta Regionale n.253 del 04/05/2022.
L’auspicio è che il Sindaco di Melfi si attivi chiedendo ufficialmente ai Sindaci dell’Area di condividere un documento indirizzato alla Regione Basilicata e alla Soprintendenza Archeologica, in rappresentanza delle popolazioni del Vulture, che spieghi le ragioni della incompatibilità del progetto Cava in località MonteCrugname (reiterando quello che il Consiglio Comunale di Melfi ha già fatto il 29/07/2020). Era anche questo il senso del Consiglio Comunale aperto che il centro-sinistra a Melfi chiede da novembre 2021, non per altro, non per amore di polemica, ma per trovare l’unità dei cittadini del Vulture, l’unica vera energia capace di tenere a bada i singoli egoismi che in questo caso non sono compatibili con l’interesse collettivo.
Niente polemiche inutili, ma collaborazione e unità, è questo lo spirito che ho finalmente percepito oggi ascoltando le parole di tutti coloro che sono intervenuti e soprattutto del Vescovo Mons. Ciro Fanelli.
Durante la riunione della Commissione Consiliare Ambiente del 16 maggio scorso ho proposto al Consiglio Comunale a alla Giunta Municipale di adottare un atto deliberativo dispositivo sull’uso di questa affascinante strada antica che collega il Ponte Romano fino alla Bicocca e che, evidentemente, era un asse viario dei Romani tra la Campania e Venosa (Via Appia, come dimostrano gli studi del Prof.Chiocchini).
Nel primo Consiglio Comunale utile, già nei prossimi giorni, partendo dallo studio archeologico voluto dal Comune di Melfi nel luglio 2020, condotto dall’Università di Foggia con il coordinamento della Soprintendenza di Basilicata, dobbiamo vincolare quella stradina, vietando qualunque modifica o trasformazione (allargamento, pavimentazione etc…), impedendo il transito ai mezzi pesanti ad eccezione dei mezzi agricoli.
E’ un atto doveroso, di protezione dello straordinario patrimonio che i tanti cittadini coinvolti oggi hanno potuto personalmente valutare.
Dobbiamo, inoltre, ricordare alla Regione Basilicata che con la delibera di Consiglio Comunale n.42 del 28/07/2021, il Comune di Melfi ha allargato il perimetro del Parco del Vulture includendo per intero l’area che da Bicocca scende verso l’Ofanto fino al Ponte Pietra dell’Oglio; è un provvedimento che sembrerebbe essere stato ignorato dalla Regione Basilicata e anche su questo penso che il Sindaco della Città di Melfi dovrebbe indirizzare alla Regione una specifica segnalazione.
In un clima depurato dalle sterili e dannose polemiche, quando la lucidità e la volontà genuina tendente a centrare l’interesse della Comunità avrà recuperato il terreno perduto, tutto sarà più semplice e la valorizzazione del patrimonio paesaggistico e archeologico del Vulture potrà iniziare davvero ad essere un obiettivo concreto.










