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LA TRASFORMAZIONE DELL’AUTO: RISCHIO O OPPORTUNITÀ’ PER L’ITALIA ? MENTRE IL MEDICO STUDIA IL MALATO MUORE!

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Il Consiglio Comunale tenuto a Melfi il 13 aprile 2021 voleva essere un campanello di allarme, una richiesta di attenzione su un processo di trasformazione in atto del sistema industriale dell’auto e di tutto il tessuto economico che si muove intorno all’industria dell’automotive.

Per questo mettemmo insieme i rappresentanti sindacali, Confindustria, i parlamentari lucani, i Comuni della Regione Basilicata (ben 80 Sindaci), l’ANCI regionale, il Governo Regionale e i consiglieri di tutti i gruppi, con la speciale partecipazione della conferenza episcopale rappresentata dal Vescovo Fanelli, si condivise “l’inizio” di un percorso, di un lavoro corale che sarebbe dovuto partire dalla Basilicata ma che avrebbe dovuto coinvolgere innanzitutto il Governo Nazionale.

A distanza di oltre un anno, purtroppo, non registriamo alcun segnale.

La cessione di F.C.A., il campione mondiale dell’auto come ridefinita da Marchionne, passata nelle mani del gruppo Francese PSA, sta velocemente ridimensionando, in prospettiva, il ruolo dell’industria italiana e di tutto ciò che si muove nell’industria italiana dell’automobile.

Cambia il modello dell’organizzazione aziendale e della gestione dei processi, si archivia il WCM, mentre c’è un rilevantissimo salto tecnologico a livello planetario.

Il coagire di questi due fattori di cambiamento comporta un fortissimo stress dell’intero comparto a livello Italia.

Il passaggio dal motore a scoppio all’elettrico è una vera rivoluzione: non cambia semplicemente il contenuto fisico dell’autovettura ma si modifica profondamente il tessuto industriale e, di conseguenza, la distribuzione delle aziende e dell’occupazione.

L’Italia non sembra per niente pronta a raccogliere la sfida, figuriamoci il Mezzogiorno o una Regione come la Basilicata che, senza alcun merito originario, ospita lo stabilimento di punta della parte italiana dell’Universo Stellantis.

Se non interverrà “la mano dell’uomo”, a Melfi si perderanno almeno 3/5 mila posti di lavoro entro 2/3 anni, “se siamo fortunati”.

Migliaia di posti di lavoro in meno per la Basilicata, per il Mezzogiorno d’Italia sono un colpo sociale rilevantissimo.

Mentre un gruppo imprenditoriale Bresciano, di sua iniziativa, si ingegna inventando una tecnologia per la ricarica delle auto “ad induzione dinamica”, mediante l’installazione sulle strade di un binario “sotto pelle” (cioè al di sotto dello strato di asfalto) capace di caricare le batterie degli automezzi elettrici in marcia, Stato e Regione annaspano.

Cosa stiamo facendo per trasformare in opportunità questo processo di “distruzione creativa” che sta già mietendo vittime nel mondo dell’impresa (e relativa manodopera) che fino a ieri lavorava per F.C.A.?

Mentre Stellantis incentiva la dolce fuoriuscita dei lavoratori (oggi siamo quasi a 1.000 dimessi),

mentre le aziende della logistica perdono le commesse e le altre si cimenteranno in una lotta impari nel partecipare alle gare sulle forniture di particolari con i “colleghi-concorrenti Francesi” (non è difficile immaginare chi la spunterà),

Mentre Stellantis chiude il Centro di Ricerca finanziato dalla Regione Basilicata,

le Istituzioni guardano e prendono atto degli eventi, prive di una strategia di politica industriale.

Neanche più discutono dopo il 13 aprile 2021 e dal Ministro Giorgetti a Roma al Presidente Bardi, a Potenza-Napoli, osservano; con la speranza che per una volta non ci azzecchi l’antico e noto aforisma: mentre il medico studia il malato muore.

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