La via indicata dal congresso del Psi è chiara: il socialismo europeo. E’ la strada maestra incarnata dal segretario politico eletto all’unanimità, per acclamazione, con una mozione densa di contenuti che punta alla crescita sociale e civile del nostro Paese.
L’Italia non è semplicemente parte del disegno Europeo; l’Italia è uno dei partner fondatori dell’Unione Europea ed è stata sicuramente la culla del pensiero ideale che ha visto nella costruzione europea lo strumento per superare i conflitti tra Stati, consolidare la pace, sviluppare l’economia, far crescere l’occupazione e soprattutto diffondere benessere tra i cittadini.
Non è pensabile lasciar correre liberamente, senza alcun limite, le forze selvagge dell’economia e della finanza nello spazio dì mercato sovranazionale senza l’attività di regolazione di istituzioni politiche europee capaci di garantire inclusione e giustizia sociale, cioè quell’equilibrio sociale che il mercato libero da solo non sarebbe in grado di raggiungere. Sono condizioni che oggi non ci sono e che i socialisti europei si pongono l’obiettivo di realizzare.
Una linea che poggia su una cultura politica che ha forti radici nel passato ma che è probabilmente l’unica in grado di disegnare la società moderna. L’unica ricetta in grado di rendere compatibili il velocissimo e inarrestabile cambiamento determinato dalla nuove tecnologie, con le aspirazioni di una moltitudine di esseri umani che hanno bisogno di connettersi, di rompere la solitudine verso cui li spinge l’intelligenza artificiale. Un nuovo mondo dove alla veloce e progressiva riduzione del lavoro manuale si sta sommando anche l’inedita riduzione del lavoro cosiddetto “intellettuale”.
Serve un nuovo paradigma per un nuovo contratto sociale, indispensabile collante per reggere durante un attraversamento epocale, simile a quello determinato dalla riduzione dell’orario di lavoro nei primi anni ‘20 del ‘900, ipotesi che oggi abbiamo nuovamente il dovere di valutare.
Noi sappiamo bene che il modello liberale da solo non basta.
In molti casi il liberalismo ha fuso antiche identità collettive e sentimenti tribali che hanno contribuito a dar vita al moderno nazionalismo, che non è quello che fu di Mazzini, proteso a proteggere le esperienze nazionali dall’oppressione di imperi prepotenti per costruire una pacifica comunità di nazioni.
Capita invece che il nazionalismo moderno si trasformi nello spartito suonato dagli avversari del bene comune, cioè i Salvini, Meloni, Le Pen, Orbàn e Putin.
Una musica straziante cui dobbiamo contrapporre l’armonia della libertà sociale.
L’ interpretazione elettorale più adeguata alla fase che viviamo non può che essere quella di incrociare i destini con le forze politiche che si richiamano alla stessa famiglia e che aderiscono al Partito del socialismo europeo, come il Partito Democratico e Articolo Uno per ingaggiare la battaglia elettorale con una proposta politica solida, coesa poggiata su valori e idee in grado di proiettarci verso una condizione di progresso sociale.








