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Melfi, il bilancio 2023: una città senz’anima!

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Arriva in Consiglio il bilancio di previsione 2023-2025. E’ il programma dell’anno.

Un anno che si preannuncia breve, visto che il bilancio sarà sottoposto al Consiglio Comunale per l’approvazione, con grande ritardo, solamente il 31 maggio 2023, insieme al rendiconto consuntivo dell’anno finanziario 2022.

Dopo il bilancio la Giunta dovrà approvare il Piano Esecutivo di Gestione (il P.E.G.) per trasferire le risorse finanziarie e gli obiettivi dell’anno ai dirigenti degli uffici; insomma se tutto va bene, nella speranza che non inciampino in altri errori, superficialità e dimenticanze, entro metà anno la Giunta Maglione avrà approvato il programma dell’intero anno.

I Primi 6 mesi impiegati per fare un programma: neanche la legge finanziaria dello Stato richiede tanto tempo per arrivare in Parlamento ed essere approvata dalle due Camere!

Ciò significa che nei 6 mesi che restano dell’anno 2023 la Giunta e i funzionari del Comune dovranno realizzare gli obiettivi di un intero anno. Siamo in netto ritardo, senza il supporto compensativo di un concreto programma dell’anno precedente che prosegue.

Tutto bloccato, come già detto in passato, aspettando Godot.

E’ così, purtroppo, perchè nell’architettura della legge che disciplina il funzionamento degli Enti Locali, il bilancio di previsione ha una funzione “autorizzatoria”: senza l’approvazione del bilancio di previsione gli uffici del Comune non possono attivare i progetti che compongono il programma.

Gli effetti pratici li abbiamo visti con il Giro d’Italia: l’amministrazione comunale ha dovuto utilizzare “in dodicesimi”, sotto il regime dell’esercizio provvisorio, le limitate risorse finanziarie contingentate proprio per la mancanza di un bilancio approvato. E il risultato è stato visto da tutti.

Tornando al bilancio di previsione e tralasciando il rendiconto 2022, per il momento, va detto che ci sarebbero motivi apparenti per approvarlo. Si perchè leggendo i progetti e gli obiettivi, la programmazione segue pedissequamente l’impostazione precedente. Una programmazione in continuità che sposa quella del centro-sinistra dei precedenti 10 anni.

Un contenitore di intenzioni esteticamente inappuntabili, privo, però, del contenuto principale; del tutto privo di un’anima che riconduce a unità l’intera comunità.

Le singole perle non fanno una collana, ma è il filo che le lega che ne determina il valore, così i singoli progetti, apparentemente eleganti, mancano del necessario legame, il filo conduttore.

Troviamo nel programma i progetti precedenti, ma non vediamo le azioni necessarie per alimentare la coesione sociale oggi più importante che nel passato.

Nulla per le piccole imprese, asfissiate dal ridimensionamento del sistema economico locale.

Nulla per le famiglie in difficoltà che oggi, come durante la pandemia, avrebbero bisogno di una mano tesa, soprattutto quando il Governo nazionale insiste con il piccio di eliminare il reddito di cittadinanza.

Nulla di rilievo per i giovani, i campi estivi, i progetti delle associazioni.

Nulla che accenni all’intenzione di stimolare un processo di rigenerazione industriale, in una fase in cui la risorsa dell’area industriale per il lavoro si sta ridimensionando, con lo stabilimento Stellantis che arretra in occupazione, ma sale nei profitti, nel generale disinteresse.

Nulla che affronti i problemi prioritari del rischio idrologico della Melfia e della viabilità del centro storico (come Via Vittorio Emanuele che nella parte superiore – nei pressi della Cattedrale – presenta un serio rischio crollo).

Nulla per la rigenerazione dei quartieri che ne hanno bisogno, come le casette, le case popolari, S.Abbruzzese.

Un puzzle di progetti scoordinato.

Una città senz’anima!

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