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STELLANTIS: UN’OPPORTUNITA’ O UN PERICOLO ?

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Melfi, la Basilicata e il Mezzogiorno protagonisti di una nuova sfida che appare diversa dal passato.

Le strategie industriali generano cicli che durano sempre meno. Sembra appartenere a un’altra era glaciale l’integrazione tra FIAT E CHRYSLER, tra la fabbrica di automobili torinese e il territorio industriale del Michigan dove c’è la capitale americana dell’industria dell’automobile (DETROIT). E’ proprio la considerazione di quanto accaduto nel 2014 che può essere utile per provare a comprendere il fenomeno in atto che certamente non sarà neutrale per l’assetto produttivo e occupazionale italiano.

F.C.A. (Fiat Chrysler Automotive) era la risultante di un disegno strategico di livello planetario fortemente voluto da Sergio Marchionne. L’azione del manager italo-canadese riuscì a produrre un salto qualitativo dell’apparato industriale italiano, producendo una integrazione industriale che ha mantenuto in Italia la prevalenza della linea di comando dell’intero gruppo industriale. Il posizionamento strategico dei modelli e l’aver abbracciato in pieno la filosofia della qualità del processo produttivo, con l’adozione del World Class Manifacturing (WCM), ha consentito di valorizzare al meglio l’apparato industriale italiano dentro cui lo stabilimento di Melfi ha potuto svolgere il ruolo di punta. Va ricordato che con Marchionne lo stabilimento di Melfi ha acquisito nuovi modelli destinati per lo più all’esportazione, nel mentre “ha importato occupazione”, nel senso che sono stati assunti più di 3 mila addetti tra occupazione diretta FCA e indotto.

Oggi la vicenda industriale da un lato accelera sul fronte della internazionalizzazione dell’apparato industriale, ma certamente sembra avere connotati e conseguenze differenti rispetto all’operazione FCA. La fusione tra FCA e PSA, con la nascita di STELLANTIS, sembra aver spostato nelle mani del management francese le redini operative dell’azienda. A parte l’amministratore delegato, proveniente dalla francese PSA, già dai primi giorni la linea operativa e i livelli di comando nelle diverse realtà cambiano di giorno in giorno. Se la filosofia che sembra imporsi è quella di PSA, non possiamo non considerare, almeno per il momento, che l’Ad TAVARES ha risanato OPEL 4 anni fa, rendendola profittevole, ma per farlo ha ridotto di un terzo la forza lavoro. E’ nota alla stampa specializzata la più bassa produttività degli stabilimento FCA rispetto a PSA, ma è evidente che c’è una differenza di posizionamento di mercato dei prodotti.

Siamo in una fase iniziale, ma la sensazione che si ha all’interno degli stabilimenti italiani è quella di una strategia tesa a ridimensionare l’attenzione verso i dettagli, verso l’apparato organizzativo della qualità del prodotto e anche del processo produttivo; su quest’ultimo aspetto FCA puntava allo studio dell’ergonomia, per ridurre l’impatto delle malattie professionali, aspetto che sembra passare in secondo piano o che potrebbe addirittura essere abbandonato. In sintesi, la nuova linea di comando francese punta alla riduzione del costo del prodotto per cui si parla già della possibile “internalizzazione” di alcune fasi della produzione, con particolare riferimento alla logistica.

Se le sensazioni dovessero trovare conferma, potremmo trovarci di fronte a conseguenze indesiderate, di grave impatto per la comunità del Mezzogiorno italiano (Basilicata, Puglia e Campania). Se prevale la linea dell’efficienza economica, potremmo assistere allo spostamento di prodotti in altri stabilimenti dove il costo del lavoro è più basso (come la Polonia).

Insomma, questa volta, a differenza di quanto accaduto con la nascita di FCA, STELLANTIS potrebbe farci entrare in una nuova fase di “contenimento” dell’apparato industriale italiano, potrebbe farci vivere ciò che ha vissuto la città di DETROIT e il Michigan 7 anni fa. Le dimensioni planetarie di questo gruppo e la guida al momento a prevalenza Francese, in uno con le logiche puramente industriali, fortemente influenzate dagli obbiettivi finanziari della multinazionale, potrebbero far prevalere profittabilità rispetto a sostenibilità sociale, riduzione dei costi e produttività rispetto alla qualità e al valore dei prodotti.

Sono consapevole che è sempre sbagliato consumare un processo e arrivare a conclusioni prima di aver ascoltato le reali intenzioni; nel recente passato abbiamo mantenuto una linea di fiducia rispetto a un’Azienda che lavorava sull’apparato industriale investendo i propri quattrini senza aiuti di Stato per aggredire un mercato in crisi con un piano strategico di ampliamento e non di contenimento; oggi siamo di fronte ad una realtà mutata che sembra muoversi in un’altra direzione.

L’incontro del 15 aprile, qualcosa ci dirà, in attesa della definizione di un più completo piano industriale.

L’auspicio e la richiesta è che il Governo nazionale, con la partecipazione delle Regioni, con il contributo delle organizzazioni sindacali dei lavoratori e della stessa Confindustria segua con la massima attenzione questa vicenda che, nel bene o nel male, potrebbe avere conseguenze sull’intero mezzogiorno d’Italia, in considerazione dell’impatto e delle connessioni forti ed estese tra il settore dell’auto e l’intero tessuto economico.

Il Mezzogiorno d’Italia non può permettersi di perdere pezzi e il Piano di Nazionale di Ripresa e Resilienza potrebbe orientarsi nell’accompagnare una fase delicata difficile e complessa del sistema paese.

STELLANTIS può essere un concreto banco di prova.

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