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E’ LA POVERTA’ CULTURALE DEL “SISTEMA REGIONE” IL PRINCIPALE OSTACOLO PER LO SVILUPPO DELLA BASILICATA.

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Il messaggio lanciato da Mons.Ligorio, dalle pagine della Gazzetta del Mezzogiorno, pone con forza all’attenzione dell’opinione pubblica e di chi ha responsabilità politiche il tema della povertà e del suo allargamento.

L’emergenza sanitaria sta provocando numerose crisi nel tessuto produttivo che emergono quotidianamente. Gli effetti sull’occupazione, se confermati, sarebbero insostenibili per il mezzogiorno d’Italia e per la nostra Regione. E’ una materia che dovrebbe entrare nelle principali priorità dell’agenda del governo nazionale ed anche del governo regionale. A fianco ai provvedimenti in materia sanitaria, dovremmo vedere una costante e solida politica di sostegno all’economia e all’occupazione. In Basilicata così non è.

Dovremmo innanzitutto sperare che l’allargamento delle povertà abbia indotto gli esponenti della destra lucana ad abbandonare la “narrazione assistenzialista” dei provvedimenti di contrasto alla povertà fatti da altri governi e altre maggioranze politiche, come il reddito di cittadinanza e il reddito minimo di inserimento introdotto in Basilicata già dal 2014. Se non ci fossero stati questi strumenti oggi ci troveremmo in una condizione bene peggiore nel mezzogiorno d’Italia e nella nostra Regione; assumere tale consapevolezza già sarebbe un importante passo in avanti.

Su questi temi il governo regionale dovrebbe essere più determinato e cambiare rotta, evitando di continuare a trasmettere senso di precarietà ai beneficiari del reddito minimo che vengono “prorogati” di trimestre in trimestre. E’ senz’altro meritoria la decisione della proroga fino al 30/06/2021, ma non basta e soprattutto produce un effetto deleterio sulle famiglie interessate. Serve assumere una decisione di più lungo periodo, con provvedimenti tesi a promuovere l’inserimento lavorativo di queste persone.

Ma la vera priorità, su cui registriamo l’assenza del governo regionale, è la politica industriale.

Il caso Stellantis è emblematico. Come Regione siamo semplici spettatori.

Dovremmo invece porci l’obbiettivo di lungo termine consistente nel rendere competitivo dal punto di vista industriale il nostro territorio, spostando l’impegno del governo regionale dall’inutile disputa burocratica dei consorzi industriali alle vere politiche industriali.

C’è qualcuno che se ne sta occupando?

In attesa di ricevere una credibile risposta, registriamo: l’assenza di idee-proposte sul tema dell’energia; eppure è facile capire e considerare che il costo più basso dell’energia farebbe salire la produttività e l’attrattività di questo territorio e compenserebbe in buona parte il più basso costo del lavoro di altre aree dell’Europa, come la Polonia ad esempio.

Aggiungo un’altra considerazione: perchè non si parla di “riduzione del costo del lavoro”? La Regione potrebbe intervenire con un provvedimento per ridurre l’IRAP, cioè il tributo regionale che, come tutti sanno, incide in misura rilevante sul costo del lavoro. Perchè non se ne parla?

Eppure il centrodestra dai palchi dei comizi elettorali ha sempre predicato la riduzione delle tasse; quando poi è messa di fronte alla prova del governo la destra tace, anzi, peggio esce fuori strada come accaduto sul provvedimento di distribuzione delle Royalty del petrolio. L’antico proverbio recita “sparti ricchezza diventa povertà”; ma come si fa a non capire quanto sia inutile distribuire Royalty ai Comuni, nel mentre i cittadini di quegli stessi Comuni che lavorano nello stabilimento Stellantis di Melfi corrono il rischio di perdere il lavoro?

Se dovesse accadere, si produrrebbe un effetto domino.

Serve coraggio e soprattutto la volontà politica di incidere su questioni rilevanti come l’apparato industriale di San Nicola di Melfi; se dovesse venir meno verrebbe meno un pezzo rilevante della Regione Basilicata.

Un appello al Governatore Bardi: dopo due anni è giunto il momento di governare e di incidere sulle questioni strategiche prioritarie per la Basilicata, introducendo le innovazioni e i cambiamenti promessi, perché l’allargamento delle povertà materiali sono il frutto del grave ritardo culturale del nostro sistema Regione.

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