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TARIFFE ACQUA: L’AUMENTO DELLA REGIONE RASCHIA IL BARILE E FA ACQUA DA TUTTE LE PARTI

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Il Bilancio regionale dovrebbe essere al servizio dei cittadini e non il contrario.

L’assessore regionale all’ambiente sta provando a raschiare il Barile “a beneficio del bilancio regionale”; è questo il movente che sta alla base della manovra sull’acqua, tradotta in un aumento del 15% delle tariffe 2021 rispetto al 2019.

La ricerca di risorse finanziarie in questo caso viene praticata mettendo le mani sull’acqua e sulle tasche di tutte le famiglie lucane. E’ troppo facile farlo in questo modo e non basta a camuffare la stangata di 9,4 milioni di euro a carico dei Lucani (questo è il valore complessivo del malloppo che il Governo Regionale vuole recuperare dai Lucani) la sterile e velenosa polemica sul “bubbone” Acquedotto Lucano; argomento che forse il mio amico assessore, bravissimo professionista ma imprudente comunicatore, dovrebbe trattare con maggiore delicatezza considerato che fino all’anno 2016 A.L. è stato gestito in assetto “BI-PARTISAN” (destra compresa).

Non ho alcuna intenzione di fare una difesa del “sistema-acquedotto” che ha molti punti critici (più volte da me evidenziati) e di cui Io personalmente non ho mai avuto alcuna responsabilità, ma è utile rinfrescare la memoria e ricordare a noi tutti che fino al 2016 il Consiglio di Amministrazione di Acquedotto Lucano (AL) era composto sia da esponenti di maggioranza che di opposizione. L’ultimo in particolare si trovò per 3 anni ad avere una composizione paritetica: 2 membri della maggioranza (il Presidente Rosa Gentile e Gianni Soave) e 2 componenti dell’opposizione (Enzo Amoia ex Sindaco di Accettura in quota Forza Italia e Gaetano Rizzitelli in quota Fratelli d’Italia vicino proprio a Gianni Rosa). Non risultano atti di dissenso sulla gestione di Acquedotto Lucano dei due consiglieri di area centro-destra, al contrario, risulta che l’intero Consiglio ha gestito in quegli anni in un clima di condivisione piena della impostazione gestionale di Acquedotto Lucano, con la collaborazione dei referenti della destra lucana e del suo stesso massimo esponente, leader dell’opposizione (Gianni Rosa), ironia della sorte oggi assessore al ramo.

Non è vero che oggi si vuole dire la verità ai Lucani sulla partita di 6 milioni di euro relativa ai “costi di adduzione”. E’ un imprudente trucco dialettico-comunicativo. E’ una materia di tecnica giuridica della costruzione della tariffa. Quella voce di spesa c’era prima e c’è oggi, cambia solo il fatto che le linee guida nazionali oggi la inglobano nella tariffa mentre ieri no. Questioni procedurali elevate a una sostanza che in realtà non esiste.

Ma quali sarebbero le conseguenze?

E’ tutto molto banale. Fino a ieri la Regione Basilicata sterilizzava quella spesa sostenuta da Acquedotto Lucano con un contributo sul bilancio regionale, nel “contratto di servizio”. Oggi l’assessore Rosa ha deciso di utilizzare l’ingresso di quella voce di spesa dentro la tariffa, secondo la nuova normativa ARERÀ, per recuperare 6 milioni di euro dai cittadini lucani.

A questa voce si aggiungono altri costi del 2021, per arrivare a un totale di 9,4 milioni; si tratta di nuovi costi del 2021, cioè della gestione attuale.

Le conseguenze concrete per le famiglie non corrispondono affatto ai 3 euro pro-capite come ci si è avventurati a divulgare con eccessiva fretta, messaggio che gli esperti definirebbero “PUBBLICITA’ INGANNEVOLE“.

Prendendo le tabelle pubblicate sul sito di Acquedotto Lucano e sul sito di EGRIB, valutando il consumo medio di una famiglia pari a 150 metri cubi all’anno, con un costo basato sulla precedente tariffa media (2019: € 1,7169 per mc), si ottiene un costo medio annuo di 257 euro. Con la nuova tariffa voluta dalla Regione (2021: € 1,9778 per mc), il costo medio sale a euro 297. L’incremento medio per utenza corrisponde quinti a 40 euro, cioè pari al 15% circa. Se il consumo medio di attesta sui 300 mc all’anno allora l’incremento raddoppia fino a raggiungere 80 euro all’anno.

Sono questi i numeri veri dell’incremento voluto dalla Regione che oggi si affanna a ricercare risorse finanziarie in tutte le direzioni per correre ai ripari rispetto a una impostazione del bilancio regionale che evidentemente non regge di fronte a tutte le aspettative che “le singole isole della coalizione di destra” promuovono, in assenza di un coordinamento complessivo.

E’ questo il modo di ricercare il bene comune?

Si può fare finanza aggredendo i cittadini durante la pandemia?

Non sono accettabili le rassicurazioni sul recupero di questo incremento dopo che la Regione avrà incassato quello che dal 2016 non riesce ad incassare da Acquedotto Pugliese a seguito di un contenzioso. Sarebbe stato più giusto caricare completamente sul bilancio regionale l’esito di quel contenzioso, soprattutto perchè l’amministratore di EGRIB e lo stesso Assessore Regionale si sono dichiarati certi dell’esito positivo. Ma se l’esito del contenzioso sarà positivo perchè chiamare alla cassa i cittadini per anticipare 5,5 milioni con l’impegno di restituirglieli successivamente? Forse perchè l’esito è tutt’altro che certo, mentre l’unica certezza è data dal portafoglio dei cittadini?

La soluzione è semplice ed è già stata scritta nella legge regionale n.5/2015: la Regione può e deve intervenire soprattutto in questa fase di sofferenza per i cittadini sterilizzando l’incremento della tariffa, anzichè approfittare del cambiamento normativo di costruzione della tariffa stessa.

Si tratta di due impostazioni politiche differenti:

la prima, quella cui si ispira la legge regionale del 2015, vuole che il Bilancio Regionale debba essere al servizio dei Lucani;

la seconda (quella dell’attuale destra al Governo della Regione), al contrario, vuole i Lucani al servizio del Bilancio Regionale.

L’assessore dimentica che la Basilicata ha una grande risorsa, preziosa e duratura, più importante del petrolio: l’ACQUA. Su questa risorsa dal 1999 la Basilicata incamera compensazioni ambientali nette che nelle entrate del bilancio regionale portano in media non meno di 20 milioni di euro all’anno senza spese. Quella risorsa appartiene ai cittadini e il Governo regionale ha il dovere di utilizzarla al meglio.

La gestione e il costo dell’acqua pubblica, la risorsa di tutti i cittadini lucani, dopo la tutela della salute è certamente la priorità delle priorità e non può essere un’alchimia contabile lo strumento con cui provare a reggere gli equilibri politici all’interno di una maggioranza che fa “acqua da tutte le parti”.

Il ripensamento parziale delle ultime ore (2 milioni di euro annunciati dall’assessore per ridurre l’incremento) è una reazione intelligente, ma non basta. Se si mettono insieme Dipartimento Energia e Dipartimento Attività produttive si scoveranno una miriade di fondi non utilizzati che possono e devono coprire la differenza che manca (circa 7 milioni) per restituire rispetto e dignità ai cittadini lucani che meritano di sentirsi sostenuti dalla massima istituzione regionale.

Ancora uno sforzo Assessore Rosa e ci troverà tutti al suo fianco.

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