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ACQUEDOTTO LUCANO-capitolo 1: Bilancio 2020 con un avanzo di gestione esagerato; adesso è chiaro che si poteva evitare la TASSA SULL’ACQUA.

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E’ molto utile approfondire quanto accaduto nell’assemblea della SpA regionale Acquedotto Lucano, tenuta il giorno 07/07/2021. E’ importante per almeno due aspetti:

  1. il merito, cioè il complesso sistema idrico integrato la cui gestione è stata affidata alla società pubblica che nell’ultima assemblea prima di eleggere il nuovo organo amministrativo ha innanzitutto approvato il Bilancio consuntivo riferito all’esercizio finanziario 2020;
  2. il fenomeno politico che ha animato per la prima volta un inedito confronto, mai verificatosi prima, intorno alla nomina dell’amministratore unico.

In questo primo “capitolo” mi occuperò del merito, innanzitutto, avendo cura di evitare l’inutile e sterile polemica che leggo in queste ore, rinviando a un secondo intervento alcune riflessioni su ciò che ho visto rispetto alla dinamica più politica e alla volontà che si è formata e sul come si è formata intorno alla elezione del nuovo amministratore unico, l’Ing. Alfonso Andretta votato da una minoranza di Sindaci (40) e dalla Regione che da sola esprime il 24% dei voti in assemblea, mentre la maggioranza dei Sindaci presenti (59) ha votato il candidato alternativo Prof. Michele Greco (ordinario di Idraulica e pro-rettore dell’Università di Basilicata) cui va il mio personale ringraziamento per essersi messo a disposizione su sollecitazione di molti Sindaci lucani.

A monte del bilancio 2020 di Acquedotto Lucano c’è stata la contestata e chiacchierata decisione presa da EGRIB, su indirizzo della Regione Basilicata, di aumentare la tariffa dell’acqua potabile, in misura pari a 5,3 milioni di euro per il 2020 (8,57%) e 4,1 milioni di euro per il 2021 (6,10%); la giustificazione di tale aumento, secondo gli esponenti della destra lucana, veniva collegata alla presunta “allegra gestione” di Acquedotto Lucano attribuita al solito “chi c’era prima”.

Nell’assemblea del giorno 7 arriva una clamorosa smentita dai numeri del bilancio di Acquedotto.

Al contrario di quanto rumorosamente diffuso a mezzo stampa, i dati del bilancio consuntivo 2020 evidenziano una riduzione dei costi di gestione e la riduzione della spesa per il personale (che negli ultimi 5 anni non è aumentato); dati inequivocabili che hanno spinto il Presidente Bardi a complimentarsi con l’amministratore uscente, il Dott. Giandomenico Marchese che con il suo staff e la direzione si sono meritati i ringraziamenti di tutta l’assemblea per il rigore gestionale che trasuda dagli atti del bilancio (di seguito il link per leggere il bilancio).

Oltre alla riduzione dei costi di gestione il bilancio 2020 registra un rilevante incremento dei ricavi di competenza (+6 milioni di euro) dovuto innanzitutto all’aumento delle tariffe deciso dal Governo Regionale. A seguito dell’incremento della tariffa per l’anno 2020 (di 5,3 milioni di euro), il bilancio consuntivo di Acquedotto Lucano chiude con risultati strepitosi:

UTILE NETTO DELL’ESERCIZIO: 4,2 milioni di euro al netto delle tasse di 2,5 milioni;

FLUSSO NETTO DI CASSA OPERATIVO: 14,6 milioni di euro;

MARGINE OPERATIVO LORDO (MOL): superiore a 21 milioni di euro;

AMMORTAMENTI E SVALUTAZIONI: 12 milioni di euro (ammortamenti 4,8 e svalutazioni per 7,2).

Il R.O.E., che misura il rapporto tra il risultato netto e il capitale dei soci, cioè il rendimento delle azioni, è pari al 20,29%, risultato difficile da raggiungere anche per le migliori società quotate nelle borse di tutto il mondo.

Straordinario il rapporto tra il capitale fisso (le immobilizzazioni tecniche e finanziarie) e il MOL, cioè quell’indice che ti da una approssimativa dimensione del tempo di recupero dell’investimento, per rispondere alla domanda “in quanti anni l’azienda recupererà l’investimento?” E’ un indice che un qualunque investitore giudicherebbe buono se pari ad almeno 5 massimo 7; nel caso di Acquedotto scende a 3, il che significa che gli aggregati finanziari del bilancio 2020 dicono che Acquedotto Lucano è in grado di bruciare i tempi e, grazie a un MOL rilevantissimo (pari a 21 milioni di euro), è in grado di recuperare in soli 3 anni il capitale investito (circa 67 milioni di euro).

Insomma: le analisi del sangue danno la dimensione di una società che è “IN OTTIMA SALUTE“, che ha realizzato in un solo anno un risultato economico netto di 4,2 milioni di euro a beneficio dei suoi azionisti (di seguito il link per leggere la relazione sulla gestione).

Ma chi sono i suoi azionisti e a che serve ad Acquedotto Lucano e ai suoi azionisti produrre un risultato economico così rilevante?

I suoi azionisti, in rappresentanza dei cittadini lucani, sono i Comuni e la Regione che non riceveranno alcun beneficio perchè non ci sarà la distribuzione dell’utile di bilancio. Si dirà che ci sono le perdite pregresse da assorbire e che se si verificano ulteriori perdite contabili si pone il problema della ricostituzione del capitale. E’ vero, ma non necessario ne obbligatorio. Si poteva impostare una politica di bilancio altrettanto sana, moderata e più equilibrata recuperando i deficit contabili dei precedenti 10 anni con avanzi moderati nei prossimi 5 anni (500 mila euro all’anno, per esempio, anzichè la dirompente e costosa cifra di 4 milioni), evitando così di trasformare un precetto giuridico-contabile in una conseguenza reale ed immediata, in un’unica soluzione, che graverà su tutti i cittadini della Basilicata già con la bolletta dell’acqua delle prossime settimane.

La verità è che il Bilancio di Acquedotto Lucano approvato dall’assemblea del giorno 7 conferma quanto avevamo già affermato e cioè che non c’era e non c’è alcuna ragione di aumentare le tariffe dell’acqua potabile. Questa è la verità che emerge dagli atti del bilancio, frutto della mancata attenzione al governo complessivo del sistema.

Durante i lavori dell’assemblea ho rinnovato l’invito al Governo Regionale a rivedere una decisione che non trova alcuna giustificazione nei numeri del Bilancio della S.p.A. regionale che, a differenza di quanto è stato affermato nelle scorse settimane, non solo non è sull’orlo del fallimento ma ha prodotto un INUTILE ed elevatissimo avanzo di gestione per l’anno 2020.

E per l’anno 2021 cosa accadrà?

Nel frattempo la Regione ha fatto deliberare un ulteriore aumento della tariffa di altri 4,1 milioni di euro che si aggiunge all’incremento del 2020 e che a bocce ferme ingrosseranno inutilmente le casse di Acquedotto Lucano che produrrà un risultato economico ancora più solido.

Ma a cosa serve tutto ciò? Perchè il Governo regionale vuole INGROSSARE LA CASSA della società Acquedotto Lucano se non ce n’è necessità?

E’ evidente che deve esserci stato un disallineamento informativo, una difficoltà a leggere i dati, a prevedere i fenomeni finanziari che in pochi giorni hanno smentito radicalmente il giudizio critico che la destra regionale aveva indirizzato all’agenzia regionale dell’acqua.

Ma se invece non vi fosse stata distrazione?

Se l’effetto prodotto sul bilancio 2020 è stato pensato e voluto dalla Regione allora l’unica spiegazione sarebbe quella per cui il Governo Regionale avrebbe deciso di “raschiare il barile”; infatti, in pancia ad Acquedotto Lucano ci sarebbero oggi tutte le condizioni per ridurre di almeno 8/10 milioni di euro il contributo regionale consolidato con la legge regionale n.5/2015 di 20 milioni di euro. Sarebbe un fenomeno inedito, quello di chiedere un contributo ai cittadini lucani a beneficio del Bilancio Regionale attraverso l’aumento delle tariffe dell’acqua:

una vera e propria surrettizia TASSA SULL’ACQUA, una scelta politica deleteria.

I Sindaci della Basilicata non possono avallare questa scelta.

L’auspicio è quello di vedere il Governatore Bardi concretizzare ciò che ha affermato durante i lavori dell’assemblea di Acquedotto Lucano, cioè l’intenzione di avvicinarsi ai bisogni dei cittadini attraverso le comunità locali. Il primo passo concreto potrebbe essere proprio questo, cioè rivedere la decisione presa neutralizzando l’incremento delle tariffe, come chiesto dalla maggior parte dei Comuni Lucani, alla luce dei dati oggettivi che consentono in concreto di poterlo fare.

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