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L’ADOLESCENTE EUROPA SI USTIONA LE MANI TROPPO VICINE AL GASDOTTO RUSSO

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Il vasto schieramento delle forze militari Russe nei pressi dei confini dell’Ucraina riportano il teatro della guerra (che probabilmente non ci sarà) in Europa.

Dei pericoli già presenti sul terreno non ce ne rendiamo ancora conto fino in fondo, forse perchè non ci sentiamo ancora coinvolti, ma il rischio di un conflitto bellico nel cuore dell’Europa è reale e può concretizzarsi anche con un banale errore di manovra.

E’ solo il prezzo del gas e dei consumi energetici che in qualche modo ci fa toccare con mano che c’è qualcosa di diverso negli equilibri internazionali, un cambiamento che tocca la popolazione europea in ogni angolo del continente.

Come spesso accade, se l’essere umano non tocca il fuoco con le proprie mani, se non prova dolore personalmente tende ad essere insensibile alle tragedie affrontate dagli altri abitanti del pianeta che parlano lingue differenti. Proprio per questo è molto triste registrare che l’aumento del costo delle bollette è il principale stimolo di attenzione che da l’idea che qualcosa vogliono significare quelle manovre militari di cui parla la televisione.

Eppure la crisi Ucraina non è una sorpresa per le diplomazie e non lo è certo per il gas, ma per ragioni più profonde, storiche, etniche, religiose, geografiche, che proiettano “la terra dei Rus”, il territorio intorno a Kiew, dentro l’immaginario identitario Russo da oltre un millennio.

L’Ucraina ha fatto parte della storia della Russia da sempre e dopo l’autonomia post-1991 ha vissuto fasi altalenanti di avvicinamento all’Europa, alternate a un ritorno di fiamma verso la vicinissima Mosca.

Un ponte tra Occidente e Oriente, così la vedeva Henry Kissinger, l’ex segretario di Stato Americano, raccomandando di evitare di stressare cambiamenti radicali che potrebbero condurre al conflitto interno di una popolazione ancora divisa e attratta da orientamenti differenti.

E’ davvero necessario oggi fare il tifo per l’ingresso di Kiew nella NATO?

Il patto atlantico, pietra miliare del mondo libero fino al 1989, non può continuare a svolgere “da solo” lo stesso ruolo di essenziale ingrediente dell’equilibrio mondiale basato sulla divisione dei due blocchi; non più.

Portare dentro il patto atlantico parte del territorio identitario della Russia, a pochi chilometri da Mosca, che reazione scatenerebbe nell’immaginario collettivo di un popolo che ha cavalcato gli spazi sterminati della sua storia spinta da mire espansionistiche illimitate ?

Con un piccolo sforzo di immedesimazione forse ci renderemmo conto che portare Kiew nella NATO più che essere una libera scelta di autodeterminazione di un popolo diviso al suo interno, senza volerlo si tradurrebbe in una inutile provocazione, uno schiaffo all’identità Russa.

Per questo serviva da ieri, non da oggi, un più efficace lavoro diplomatico che certo non viene agevolato da posizioni di principio che favoriscono l’escalation cui stiamo passivamente assistendo da settimane.

E’ l’Europa che dovrebbe giocare il ruolo principale; ma fino a quando l’Europa continuerà a restare in mezzo al guado (tra l’assetto debole degli Stati-Nazione e la visione auspicabile della più forte confederazione di Stati) continuerà ad essere spettatrice impotente, incapace di fornire il necessario contributo al nuovo ordine mondiale.

Mentre gli adulti (USA – RUSSIA – CINA) si contendono il potere di influenza sul Pianeta, Noi continueremo ad ustionarci come gli adolescenti, privi dell’esperienza necessaria a resistere al fascino di toccare il fuoco con le mani.

Prepariamoci a pagare il conto, nella speranza che si traduca solamente nell’incremento del costo dell’energia e che a questo non si aggiunga il dramma di un’ennesimo quanto inaccettabile conflitto – probabilmente non ci sarà sul piano militare – che potrebbe esplodere in tutta la sua virulenza nelle relazioni economiche.

Gas, energia e altri beni sono già oggi “l’armamentario missilistico” in grado di produrre povertà sul continente a vantaggio di un rafforzamento strategico della RUSSIA che non siamo in grado di contrastare.

Solo con il dialogo sarà possibile riportare equilibrio nei rapporti internazionali e ridurre il conto che le masse hanno iniziato a pagare, oggi con le bollette del gas e domani con il rischio della perdita di vite umane. Si perchè la GUERRA E’ GIÀ IN ATTO e le armi “non convenzionali” sono quelle dell’economia.

Mentre CINA e RUSSIA si muovono con determinazione e con strategie definite l’EUROPA ADOLESCENTE non riesce a definire strategie politiche di lungo termine in grado di riequilibrare il RISIKO planetario.

Nel frattempo le vittime già ci sono e sono le famiglie più fragili in tutta l’Europa come in Italia, dove abbiamo cominciato a pagare il conto sulla bolletta, dovuto all’assenza di strategia politica, all’assenza completa della politica che come in Italia è completamente assorbita dalla miopia tattica dei conflitti interni, partitocratici-elettorali.

In attesa che l’Europa definisca il suo futuro, un’azione diplomatica più incisiva dei singoli governi sarebbe auspicabile, a partire dal Governo Italiano che non può limitare la sua azione concentrandosi solamente sugli effetti della crisi e cioè nel garantirsi le forniture a breve termine di GAS di cui il Paese ha certamente bisogno.

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