Cestini, pacchi, bottiglie, panettoni, circolano intensamente in questi giorni, a ridosso delle festività natalizie.
E’ segno di benessere per le famiglie italiane.
E’ sicuramente il punto di vista del nuovo Governo a guida Meloni, che approva una finanziaria “sbilanciata”, insensibile, perchè non vede un’altra parte del Paese che pure c’è.
Ma c’è anche un altro Natale, in queste ore, più amaro per molti lavoratori ed ex lavoratori.
E’ il Natale della sofferenza, dell’incertezza di centinaia di migliaia di persone appese al filo della speranza. Sono le persone escluse dall’ultima manovra economica del Governo Meloni. Sono i lavoratori delle tante aziende in crisi, uomini e donne che non potranno entrare nei festosi negozi, con altrettanta spensieratezza, per scambiarsi i doni in segno di affetto per i propri cari.
I 316 lavoratori di Whirlpool di Napoli,i 400 lavoratori di Almaviva di Catania e Palermo, i 172 lavoratori ex Montefibre di Acerra (Campania), migliaia di lavoratori di Acciaerie d’Italia (ex ILVA di Taranto), 2/3 mila lavoratori dell’indotto Stellantis a Melfi (Basilicata), i 1.600 lavoratori Stellantis di Pratola Serra (Campania) in contratto dì solidarietà, i 430 lavoratori di Stellantis a Verrone (Piemonte), che si battono per la perdita di posti di lavoro e per le condizioni di lavoro, i lavoratori ex ACC dì Borgo Valbelluna, i lavoratori di Costan di Limana (Veneto), i lavoratori delle strutture per anziani di Collelongo, Avezzano (Abruzzo), i 52 dipendenti di TCT, i 102 occupati di TREOFAN dell’area industriale di Terni-Narni (Umbria).
Sono solo alcuni esempi di un elenco molto numeroso, solo in minima parte seguiti dalla struttura di crisi, insediata presso il Ministero dello Sviluppo Economico. E’ un elenco lunghissimo, purtroppo, tantissimi casi di crisi registrati dai giornali italiani, durante l’ultimo anno, che riguardano tutte le Regioni Italiane.
Meno evidenti, spesso dimenticati anche dalla stampa, sono i disagi di decine di migliaia di lavoratori autonomi, schiacciati dai morsi della crisi pandemica, prima e, subito dopo, dalla crisi energetica causata dal conflitto Russo-Ucraino. Giovani professionisti, avvocati, commercialisti, commercianti, artigiani, costretti a chiudere.
Disagi e sofferenze che si aggiungono alle centinaia di migliaia di famiglie, che alimentano le statistiche sulla povertà e che nel reddito di cittadinanza avevano trovato una parziale risposta.
Cosa avranno pensato, queste persone, nel sentir dire che il Governo, proprio in occasione del Natale, ha deciso di tagliare il reddito di cittadinanza per il 2023, riducendolo a soli 7 mesi su 12 e che lo ha già cancellato per il 2024?
Sentirsi dire “dovete andare a lavorare dopo 7 mesi”, sarà per loro il migliore auspicio che potevano aspettarsi?
Si sentiranno rinfrancati dalla “flat tax”, cioè dal beneficio per chi un reddito ce l’ha e che potrà avere una riduzione dell’IRPEF sull’incremento di reddito?
Ma deve essere sempre così diseguale il natale?
Noi pensiamo che queste persone, che vivono in uno stato di totale incertezza, in questo momento, con le loro famiglie, si sentiranno escluse e vivranno diversamente il natale.
In queste ore, dedichiamo a tutti loro i nostri pensieri e i nostri fraterni sentimenti di vicinanza, con l’auspicio e l’impegno di poterci battere per includerli: che sia presto NATALE anche per loro!








