Il rispetto dell’AMBIENTE è stata la cifra, la premessa culturale che ci ha accompagnato per 10 anni,lo abbiamo vissuto come elemento indispensabile per far crescere il valore del turismo storico-culturale e delle produzioni agricole locali;
Il secondo pilastro della BELLA STAGIONE è consistito proprio nell’adozione di una politica di tutela dell’ambiente, impegnando maggiori risorse per affrontare i nodi dell’impatto ambientale dell’industria.
Anche su questa materia va sottolineata la sensibilità della coalizione di centro-sinistra, delle forze politiche e di ognuno dei consiglieri di maggioranza che hanno sottoposto azioni, sollecitato e sostenuto senza esitazione alcuna ogni attività tesa alla protezione del nostro territorio
L’azione “cornice” è sicuramente riconducibile al PIANO DI AZIONE PER L’ENERGIA SOSTENIBILE (il PAES), meglio conosciuto come il PATTO DEI SINDACI delle Città Europee, azione cui il Comune di Melfi ha aderito con la delibera di Consiglio n.41 del 25/11/2011 (per scaricare il P.A.E.S. del Comune di Melfi clicca qui:
Una misura promossa dall’Unione Europea, supportata dalla Provincia di Potenza che ci ha assistito nell’intraprendere un percorso anticipatorio delle politiche di sostenibilità ambientale che sono finalmente diventate elemento prioritario dei piani di sviluppo europei e che oggi passano sotto il titolo di “TRANSIZIONE ECOLOGICA”. Melfi è stato uno dei primi Comuni della Basilicata a dotarsi di un Piano Strategico di sostenibilità ambientale, con l’approvazione della delibera n.2 del 14/03/2013, da parte del Consiglio Comunale, contenente l’insieme delle misure finalizzate a ridurre i livelli di emissione di CO2 in atmosfera. Si tratta di un insieme di azioni finalizzate a dare il contributo del sistema urbano per contrastare l’alterazione climatica attribuibile ai gas serra.
Con la successiva delibera di Consiglio Comunale n.5 del 12/04/2016, è stato approvato il primo rapporto biennale di monitoraggio. Rispetto agli obiettivi programmati nel marzo 2013, consistenti nella riduzione delle emissioni in atmosfera di CO2 in misura pari al 25,20%, registrando così un risultato superiore all’obiettivo programmato per il 2020 (per scaricare il rapporto di monitoraggio clicca qui: )
IL DIFFICILE CAPITOLO DEL PETROLIO
Il 06/03/2013 al protocollo del Comune di Melfi arriva richiesta da parte della società DELTA ENERGY per ottenere il permesso di ricerca di idrocarburi (gas e petrolio) su un’area denominata LA BICOCCA, ricadente massimamente sul territorio di Melfi oltre che su Barile e Rapolla (per scaricare la richiesta clicca qui: )
Reagiamo con estrema rapidità e credo di poter dire con massima efficacia, alla luce dei risultati positivi ottenuti, sul presupposto dell’analisi strategica del territorio e delle sue possibilità di sviluppo che abbiamo ritenuto essere incompatibili con l’industria degli idrocarburi. Insieme ai Sindaci di Barile e Rapolla il 16/04/2013 incontriamo i rappresentanti della società per spiegargli le ragioni dell’incompatibilità tra il nostro delicato e prezioso territorio con l’industria degli idrocarburi.

Il blocco del permesso di ricerca per l’estrazione di gas e petrolio del 2012 (permesso denominato “BICOCCA” della società inglese DELTA ENERGY), si concretizza con l’iniziativa della Giunta Municipale con la delibera n.48 del 17/04/2013 e il successivo ricorso al Governo Regionale presentato insieme ai Comuni di Barile e Rapolla. Clicca qui per scaricare il ricorso dei Comuni:
Il ricorso del Comune di Melfi, per bloccare il progetto (relativo a 130 km su 205 del territorio comunale), viene accolto dalla Regione Basilicata e il procedimento effettivamente viene stoppato dal precedente Governo Regionale (per scaricare la mappa del progetto clicca qui: )
CE L’ABBIAMO FATTA, pericolo scampato fino a questo momento.
Fino ad oggi non non ci sono novità sull’argomento petrolio, ma bisogna tenere alta la guardia, visto che sul sito UNMIG del Ministero dello Sviluppo Economico resta in piedi la notizia della procedura che, al momento potrebbe sfruttare la normativa che nel frattempo è cambiata e che attribuisce maggior peso al Governo Centrale rispetto alle Regioni. E’ NECESSARIO VIGILARE!

La cura della ferita “INCENERITORE-FENICE” è una delle prime attività, partita con la delibera di Consiglio Comunale n.36 del 07/10/2011; da quel momento in poi l’attenzione dedicata alla vicenda dell’inceneritore è massima, dall’inizio del mandato, fino ai giorni nostri, con attività di monitoraggio in corso.
Il Comune ha impegnato risorse del suo bilancio per mantenere e potenziare la Task-Force, composta da autorevoli professionisti e operatori del settore, in grado di affrontare la complessa e delicatissima tematica affiancando e, se necessario, anche sostituendosi ai soggetti obbligati dalla legge per le attività di contrasto all’inquinamento e per il monitoraggio ambientale sul quale si è concluso da poco progetto (MEQUAL) con l’Agenzia Regionale FONDAZIONE FARBAS, attivato con la delibera della Giunta Municipale n.125 del 12/11/2020 per il monitoraggio delle emissioni in atmosfera nell’area industriale, di cui (alla data del 31/07/2021) stiamo attendendo il rapporto finale.
Sull’inceneritore in questi dieci anni il Comune ha provato a contribuire alle scelte politiche regionali sulla materia dei rifiuti, attraverso la proposta di leggi e provvedimenti amministrativi finalizzati ad introdurre ulteriori prescrizioni per intensificare il livello dei sistemi di sicurezza che negli anni precedenti non hanno impedito la propagazione di inquinanti superiori ai valori soglia prescritti dalle norme vigenti. E’ stata proposta l’introduzione di un sistema di controlli indipendenti per le emissioni in atmosfere, fino alla limitazione e graduale eliminazione del sistema di smaltimento basato sull’incenerimento.
Gli ultimi atti, in ordine cronologico, sulla materia dell’inceneritore la Giunta Municipale gli ha fatti adottando due delibere:
- la delibera n.27 del 06/03/2020 con cui è stato espresso un motivato ed articolato parere negativo sul progetto di bonifica che abbiamo valutato essere del tutto incapace ad affrontare la ferita della contaminazione del suolo e dell’acqua, con la contestuale richiesta di poter attivare l’intervento sostitutivo della pubblica amministrazione nell’attività di bonifica;
- la delibera n.70 del 01/07/2021 resa nell’ambito della Conferenza di Servizi tenuta dal Dipartimento Ambiente della Regione, con la quale la Giunta Municipale ha espresso parere non favorevole al rinnovo dell’Autorizzazione (AIA) al funzionamento dell’impianto.
Clicca qui per scaricare il parere del Comune nella Conferenza di Servizi luglio 2021:
L’ultimo parere NON favorevole al rinnovo dell’autorizzazione è stato motivato da numerosi deficit, tra cui:
– l’incoerenza dell’AIA rispetto alla V.I.A. ministeriale (DEC n.1790/1993), con particolare riferimento ai rifiuti pericolosi, tossici e nocivi;
– l’incoerenza con la direttiva SEVESO;
– l’insufficienza procedurale della fase di accettazione dei rifiuti;
– il trasferimento dei reflui nell’impianto SATA-STELLANTIS che non dovrebbe essere autorizzato per smaltire rifiuti prodotti da terzi;
– il processo di inertizzazione delle ceneri non coerente con la VIA ministeriale;
– l’assenza di un controllo indipendente delle emissioni in atmosfera attraverso il trasferimento dei dati grezzi acquisiti nei camini agli Enti della Pubblica Amministrazione.
Per scaricare la consulenza tecnica di valutazione del progetto dell’inceneritore clicca qui:
IL CICLO DEI RIFIUTI
Sul tema del ciclo dei rifiuti abbiamo provato a fare in piccolo la nostra parte per tendere al recupero dei rifiuti, immaginando di poter “affamare l’inceneritore” e cioè di organizzarci in modo tale da non dover far ricorso a quella forma di smaltimento; CI SIAMO RIUSCITI!
La prima fase è stata quella di osservare il sistema di gestione del ciclo dei rifiuti. Abbiamo visto che dal 2001 al 2011 la percentuale della raccolta differenziata oscillava dal 4 al 9,5%; un valore estremamente basso, incompatibile con una politica che tende ad aggredire il tema dell’impatto ambientale dell’industria e dell’inceneritore; l’istituzione non è credibile se non si impegna nel ridurre l’entità dei rifiuti da smaltire e, quindi, da incenerire.
Dall’apparente raccolta porta a porta nel centro storico, non adeguata perché svolta con un modello organizzativo non idoneo che produceva la presenza sulle vie del centro dei sacchetti di rifiuti spesso aggrediti dai randagi, siamo stati costretti a ritornare al tradizionale e più efficiente “cassonetto di prossimità”, con una diversa organizzazione della raccolta e, soprattutto, della selezione del rifiuto; in pochi mesi è stato centrato l’obiettivo di realizzare percentuali importanti di differenziazione. Dal “cronico” 9 % degli anni 2006/2010, si è passati al 50% a distanza di soli 12 mesi, per arrivare 71% a fine 2020, grazie anche alla collaborazione dei cittadini coinvolti con una capillare campagna informativa concretizzatasi anche con la fornitura gratuita delle torri per la differenziata da installare all’interno delle abitazioni.
Dal 16/02/2013 abbiamo realizzato una campagna di sensibilizzazione pubblica, nelle principali piazze, nei quartieri e nel contatto porta a porta, consegnando alle famiglie melfitane i kit per fare la differenziata in casa con il vademecum informativo.

Straordinari i risultati, ottenuti con lo stesso gestore del servizio; per cambiare in meglio il ciclo dei rifiuti è bastato trasferire al gestore una determinata e diversa volontà politica dell’amministrazione.

Sull’efficacia del modello MELFI arrivano due riconoscimenti:
- il primo piano regionale di gestione dei rifiuti, approvato nell’anno 2016, fa riferimento al modello di gestione adottato dal Comune di Melfi;
- il premio nazionale, nell’ambito della FIERA DI RIMINI ECOMONDO, conferito a Melfi in agosto 2016: MELFI CITTA’ PULITA 2016 (per vedere la consegna del premio clicca: https://youtu.be/OfhGDQnfJeI).
Alla riorganizzazione del servizio per i rifiuti urbani, con la Delibera di Giunta n.150 del 31/10/2014, abbiamo insediato a Melfi (primo Comune in Basilicata) un sistema informatizzato di cooperazione per la microraccolta dei rifiuti speciali, derivanti dai processi produttivi delle micro-aziende insediate, con particolare riferimento al settore dell’edilizia e dell’agricoltura, attraverso la collaborazione con le associazioni di categoria. Dal 2015 questo preziosissimo servizio, partito come una sperimentazione ed oggi consolidato all’interno del più ampio e complesso sistema del “ciclo di rifiuti” del Comune di Melfi, oggi utilizzato gratuitamente da 54 micro-imprese (14 officine-carrozzerie, 35 produttori agricoli, 05 imprese edili), ha permesso di prevenire i più numerosi fenomeni di abbandono dei rifiuti speciali delle micro aziende artigianali e delle piccole imprese agricole.
In sintesi, la riorganizzazione del ciclo dei rifiuti è dentro la più ampia materia della difesa dell’ambiente costantemente messo sotto pressione dalle attività impattanti (industria, rifiuti, insediamenti in area agricola etc…),
Ma di questo argomento tratteremo nel prossimo capitolo.
I capitoli precedenti:
CAPITOLO 1: http://liviovalvano.blog/2021/08/08/melfi-il-rendiconto-di-10-anni-capitolo-1/
CAPITOLO 3: http://liviovalvano.blog/2021/08/10/melfi-il-rendiconto-di-10-anni-capitolo-03-verso-la-bella-stagione/









[…] CAPITOLO 5: http://liviovalvano.blog/2021/08/13/abbiamo-tutelato-il-territorio-e-combattuto-per-la-salvaguardia-… […]
[…] CAPITOLO 5: http://liviovalvano.blog/2021/08/13/abbiamo-tutelato-il-territorio-e-combattuto-per-la-salvaguardia-… […]
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