“Arrendetevi, siete circondati!
E io vi prometto che non useremo violenza su di voi, solo affetto e amore come per i malati di mente….”
Ve le ricordate?
Sono le parole di Beppe Grillo durante il suo show in Piazza Duomo, a Milano, il 19/02/2013. Sono diventate uno degli slogan simbolo della demolizione della casta dei partiti tradizionali.
Incalzati dal timore della ghigliottina grillina, rincorsi dalle ruspe di Salvini, si è finiti per capitolare sotto le presse della rottamazione Renziana. Contagiati dalla sindrome di Stoccolma, il centro-destra e, soprattutto, il centro-sinistra si sono fatti coinvolgere e un pezzo alla volta hanno iniziato effettivamente l’opera di demolizione.
E’ stato proprio questo il destino delle Province.
L’errore più clamoroso, almeno secondo il nostro punto di vista, è stata l’approvazione della “riforma Renzi-Del Rio”; con quella riforma le province sono state innanzitutto nascoste alla vista dell’opinione pubblica, con l’eliminazione delle elezioni dirette; poi sono stata delegittimate, depotenziate, definanziate, depoliticizzate e relegate in un angolo in attesa del colpo di grazia impedito solo dalla Costituzione “più bella del mondo”.
Il risultato finale: l’annichilimento finanziario, il blocco dei servizi, la mancata manutenzione delle strade provinciali, la riduzione dei fondi per le scuole e per i trasporti.
Un vero capolavoro, non c’è che dire.
L’unico Ente che non si può sopprimere, per logica, non per affezione, sono proprio le Province e “la rottamazione al potere” che fa? Le seppellisce.
Come puoi gestire i servizi di un intero territorio, come le strade che collegano più Comuni, o le scuole superiori e i trasporti su gomma senza avere un Ente sovra-comunale?
Basta la logica e un’analisi fattuale per comprendere che un Ente di gestione dei servizi sovra-comunali è insostituibile.
Si può discutere della eliminazione delle Regioni e avrebbe anche un senso in quest’epoca che ci spinge a integrare gli Stati verso l’Europa. Se ci pensate: che senso ha avere 20 parlamentini regionali?
Le Province, invece, sono assolutamente insostituibili ed è giusto, sacrosanto fare una decisa retromarcia per ricollegare la responsabilità degli amministratori di questi Enti e il giudizio del loro lavoro con l’elettorato, tramite le normali elezioni di primo livello.
Non c’è da gridare allo scandalo se, finalmente, il Governo e il Parlamento recuperano la lucidità perduta.
Pazienza se la lucidità su questo tema si materializza sui banchi parlamentari della destra italiana; può succedere che anche la destra sia in grado – una volta su mille – di avere e di fare una buona cosa: accettiamola.
Per la sinistra sarebbe una buona e utile lezione, su questa materia e quella più ampia dell’architettura istituzionale (forma di Stato-bicameralismo-taglio dei parlamentari-leggere elettorale-sistema giustizia etc…).
Bisogna smetterla di inseguire e di competere con i domatori dei risentimenti e del malcontento.








